Lo spirito è una sintesi tra intelligenza e coscienza


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Tanto per cominciare debbo dire che "spirito" per me significa "sintesi fra intelligenza e coscienza" inoltre confermo di non essere "credente" in alcuna forma, quel che affermo è sulla base della mia diretta esperienza di esistere e di averne coscienza. Non è necessario che alcuno me ne dia conferma e ciò vale, ovviamente, per tutti.


Non serve “credere” per dire “io sono”, lo sappiamo senza ombra di dubbio da noi stessi. Mentre per sentenziare l’assunzione di una fede o la mancanza di una fede non possiamo fare a meno di usare il termine “credo” oppure “non credo”.

Se ne deduce che l’essere ed esserne contemporaneamente coscienti è naturale ed inequivocabilmente vero, mentre sostenere qualcosa che ha il suo fondamento nel pensiero, cioè nella speculazione mentale, è solo un processo, un concettualizzare.

Questa è vera spiritualità laica.

Poiché la spiritualità non appartiene ad alcuna religione o ideologia; essa è la vera natura dell’uomo. Lo spirito è presente in tutto ciò che esiste, non può quindi essere raggiunto attraverso uno specifico sentiero, poiché esso è già lì anche nel tentativo di perseguirlo.

La laicità è la condizione di assoluta “libertà” da ogni forma pensiero costituita, sia essa ideologica o religiosa. “Laikos”, in greco, sta a significare colui che è al di fuori di ogni contesto sociale e religioso, ovvero non appartiene ad alcun ordinamento sociale o confessionale.

Da questo punto di vista la ricerca spirituale può essere considerata un fatto strettamente personale, quindi il vero cercatore spirituale è assolutamente laico, allo stesso tempo riconosce ciò che è in lui come presente in ogni altra cosa. Conciliare la propria via personale con quella di chiunque altro significa saper fluire senza ostruire, apprendere e trasmettere senza pretendere, insomma si tratta di fare la pace con noi stessi e con gli altri.

Questa assoluta libertà comprende anche assoluto amore e rispetto, non essendoci assunzioni di posizioni precostituite e riferimenti assolutistici ad uno specifico sentiero.

La Spiritualità Laica è una via in cui non possono esserci dogmi o indicazioni religiose. Questa è la via in cui non si segue nessuna via. Il percorso è completamente assente, nella spiritualità laica ciò che conta è la semplice presenza a se stessi e questo non può essere un percorso ma una semplice attenzione allo stato in cui si è.

La coscienza è consapevole della coscienza.

Ed è normale che sia così poiché la spiritualità laica non può essere nulla di nuovo ma solo un “modo descrittivo” di un qualcosa che c’è già, infatti se quel qualcosa non ci fosse già che senso avrebbe esserne “consapevoli”? Perciò Spiritualità Laica e Consapevolezza sono la stessa identica cosa. Ma noi sappiamo che la pura consapevolezza di sé è purtroppo spesso macchiata da immagini sovrimposte, create dalla nostra mente, queste immagini sono ciò che noi abbiamo immaginato possa essere la spiritualità.

Il sentire della spiritualità laica è equiparabile al sentire dell'ecologia profonda. Anzi entrambi condividono la piena consapevolezza di appartenere ad un "tutto inscindibile". L'ecologia profonda prende maggiormente in esame l'aspetto esterno di questo "tutto" mentre la spiritualità laica si occupa dell'aspetto interiore. Attraverso questa integrazione esterno-interno riempiamo una falla enorme nel pensiero e nell'azione.

Tutto quel che ci circonda e noi stessi siamo la stessa identica cosa, siamo immersi in noi stessi come acqua nell'acqua eppure continuiamo a comportarci come fossimo separati, disponendo di ciò che riteniamo "sia al di fuori di noi" come  fosse "altro" da noi. C'è una meraviglia più grande di questa?

Non tutti i Krishnamurti si immergono nell'Oceano...


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Nel lontano 1966 (?... forse, ma le date non sono il mio forte) quando ancora abitavo a Verona decisi di scendere a Roma dove si aspettava la venuta di Jiddu Krishnamurti,  il maestro universale dei teosofi, che poi invece li rinnegò e si mise in proprio.

L’incontro sarebbe dovuto avvenire in un teatro di Via Nazionale (al solito, non ricordo il nome anche se è un teatro famoso). Aspetta ed aspetta, ogni tanto appariva un "discepolo" dicendo “Krishnamurti è atteso da un momento all’altro”,  ma l’attesa risultò vana…  Tra l’altro  lo stesso Krishnamurti  diceva che “non aveva nulla da insegnare”  e coerentemente non si presentò e ci diede buca.

Constatai però che alcuni dei bidonati  erano persino entusiasti di ciò: “Hai visto che grande maestro? Non vuole fare la parte del maestro ed allora non è nemmeno venuto qui dove tutti  avevano l’aspettativa di incontrare un maestro?”, il discorso chiaramente è alquanto contorto…. insomma per farla breve credo che quella sia stata la prima ed unica volta in vita mia  in cui sono andato a cercare un “maestro”. Quelli che ho incontrato ed incontro giornalmente mi capitano davanti per “grazia divina” o per caso…

Questa appena narrata è la mia esperienza personale "non vissuta" con Jiddu Krishnamurti ma ora passiamo alla sua storia "ufficiale".

Krishnamurti,  figlio di un vedovo con due figli giovanissimi, che sbarcava  a malapena il lunario, fu "adottato" e addestrato dal movimento teosofico per rappresentare la figura del jagadguru, l'insegnante universale. Questo titolo, tipicamente indiano, era anticamente esibito dai maestri che, come i sofisti dell'antica Grecia, riuscivano a vincere, in una tenzone dialettica tutti gli altri concorrenti, a qualsiasi credo essi aderissero. La teosofia nacque come  un tentativo di sintesi di tutte le religioni esistenti, non solo quelle orientali ma anche quelle occidentali. Centinaia di studiosi guidati dai fondatori, Leadbeater e Besant, crearono la nuova religione a tavolino scegliendo le parti più significative di ogni fede. Trattasi insomma  di una filosofia "razionale" universale, una sorta di esperanto religioso. Ma questo processo accorpativo, ovviamente, assomiglia alla costruzione di un Frankenstein sprovvisto di una reale anima. 


Ciò nonostante, avendo il prodotto finale affascinato la mente speculativa di migliaia di pensatori, il movimento teosofico decise - come era avvenuto per le altre religioni (cristianesimo, islamismo, buddismo, jainismo, ecc.) - di produrre un fondatore, rappresentativo del nuovo "credo". 

Furono così selezionati un certo numero di ragazzi che presentavano caratteristiche eccezionali di grande intelligenza e sensibilità, per istruirli compulsivamente su tutti gli aspetti della teosofia, caricandoli inoltre delle incombenze e delle pratiche necessarie a sviluppare specifiche qualità. Non tutti resistettero alla pressione esercitata, Nityananda, fratello maggiore di Jiddu Krishnamurti, che sembrava il più promettente, morì a 22 anni per lo sforzo patito. Altri prescelti  indiani furono richiamati dai loro genitori timorosi che potessero fare la stessa fine.  Uno dei selezionati, che era un tedesco, allorché si avvide che la scelta finale dei teosofi si stava indirizzando verso Jiddu Krishnamurti abbandonò il gruppo e, tornato in Germania, fondò un movimento alternativo, chiamato Antroposofia. Nel frattempo anche il padre di Jiddu tentò di riavere il figlio superstite e intentò una causa contro il movimento teosofico, presieduto da Annie Besant. Ma la donna era troppo potente e celebre a livello internazionale ed allorché la causa fu giunta al livello della corte suprema indiana  la Besant decise di appellarsi alla corte della corona di Inghilterra e portò con sé Jiddu, facendogli anche ottenere la cittadinanza inglese, in modo che non fosse più soggetto alla legge indiana. 

A questo punto  di lì a poco, nel 1925, venne indetta una conferenza mondiale della società teosofica, durante la quale Krishnamurti avrebbe dovuto dichiararsi "maestro universale". Ma evidentemente le cose non dovevano andare così, poiché il martoriato Jiddu, che sino a quel punto si era dimostrato remissivo alla volontà dei teosofi, si vendicò in modo eclatante e durante la conferenza che avrebbe dovuto incoronarlo jagadguru, dichiarò invece di non essere  maestro di nessuno e sciolse la congregazione denominata "La stella d'Oriente", costruita dal movimento teosofico come fulcro  per lo spargimento del suo messaggio, restituendo castelli, denari e tutti i possedimenti ai donatori dicendo: "Ho chiuso con tutto questo!". 

Le "torture mentali" dei teosofi nei confronti del giovane indiano, non ebbero quindi successo. In lui restò sempre un rancore profondo  verso i suoi  imbonitori. Malgrado tutto Krishnamurti, ormai famoso, assunse la figura di anti-guru e -comunque- svolse, di fatto, la funzione del guru, poiché non si astenne dal dare istruzioni, scrivere libri e tenere conferenze sulla sua "non gurità". Il suo motto era: "Non esiste alcun guru".

Questo non significa che il suo messaggio fosse vuoto di significati profondi. Anche se dal punto di vista spirituale Jiddu non può essere definito un "realizzato" egli comunque fu in grado, a livello intellettuale, di trasmettere molte utili conoscenze sul percorso della realizzazione. Un altro Krishnamurti, Uppaluri Gopala, da me incontrato a Roma nel 1974, e che lo conobbe personalmente e lo seguì per un certo periodo, disse di lui: "Jiddu era arrivato alle sponde dell'Oceano  ma lì si è fermato...".

Paolo D'Arpini

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Un pensiero di Jiddu Krishnamurti:

"Il cervello ha una capacità infinita, è davvero infinito. Questa capacità viene ora usata in ambito tecnologico. Essa è stata impiegata per la raccolta delle informazioni, per l’immagazzinamento della conoscenza scientifica, politica, sociale e religiosa. Il cervello è stato occupato in queste cose, ed è esattamente di questa funzione (di questa capacità tecnologica) che la macchina prenderà possesso. Quando questa sostituzione da parte della macchina avrà luogo, il cervello e la sua capacità si atrofizzeranno, così come farebbero le braccia se smettessimo di usarle. La domanda è: se il cervello non è attivo, se non funziona, se non pensa, cosa gli succederà? Si tufferà nel divertimento – e le religioni, i riti e le puja sono divertimento – oppure si volgerà alla indagine interiore. Questa indagine è un movimento infinito. Questa indagine è religione."


Nota: 

Jiddu Krishnamurti (in lingua telugu: జిడ్డు కృష్ణమూర్త; Madanapalle, 12 maggio 1895 – Ojai, 18 febbraio 1986) è stato un filosofo "apolide". Di origine indiana, non volle appartenere a nessuna organizzazione o religione. Non va confuso con Uppaluri Gopala Krishnamurti, anch'egli filosofo indiano.