Wu Wei - Ogni azione si svolge da sé in sincronicità con il Tutto


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Tutti  agiamo in modo spontaneo, sempre, ognuno mette in pratica quel che sente. C'è un'aura che lo dimostra, c'è un odore che lo annuncia. Tu non puoi comportarti diversamente da come i tuoi pensieri indicano.

In natura come nell'individuo l'agire si svolge da sé in sincronicità con il Tutto

Come e da dove sorgono i tuoi pensieri?
Chi li sceglie?
Chi decide una via di azione piuttosto che un'altra?
Forse il desiderio?
Forse la volontà di raggiungere un fine?
E dove si raggiunge qualcosa se non nel mondo delle apparenze, nel sogno dell'esistenza?
Da qui la teoria del karma che pone l'uomo all'interno di una ruota. La stessa ruota che vediamo nelle gabbiette dei criceti. Si muove perché il criceto che ci sta dentro la fa muovere. In se stessa la ruota è inerte. Perciò sia nel taoismo che nell'advaita si proclama "il non agire", nel senso di non compiere azioni con la finalità di un raggiungimento.
Però, in tutta sincerità con te stesso, agisci, non rifuggire dall'azione per paura. Lo stesso Krishna ad Arjuna disse: "Se rifuggi dall'agire la tua stessa natura ti spingerà a compiere le azioni che sono a te dovute". Perciò agisci conformemente al tuo "Dharma/Karma" e lascia i risultati al "Cielo"...
Ed ora un approfondimento: Il “vuoto” taoista - ... se il vero Tao al nostro percepire determinista appare come un nulla, che per noi corrisponde al vuoto del sé (della coscienza individuale), esso segna il ritorno beato nella matrice silenziosa, che attira e proietta l’esperienza del pensiero empirico e poi lo riassorbe nel nulla da cui proviene. Questa kenosi del Tao procede per sua propria natura e non presuppone alcuna volontà creatrice o distruttrice. E da qui si comprende la non valutazione taoista per un Dio personale.
Il manifesto è solo una apparenza, appare nella mente una propensione perché così è nella natura della mente. Accettala e passa oltre. Vivi momento per momento osservando tutto ciò che avviene. Pian piano ti accorgerai che non compirai le azioni sforzandoti o in reazione a quelle degli altri, ma saranno spontanee risposte, senza ricerca di un "esito" definito.
Secondo lo psicologo taoista Alessandro Mahony per i taoisti non esisterebbe quindi tanto una causa effetto ma piuttosto una sincronicità: "Non che cosa è, ma che significato ha per me, ora".
«Tutto il nostro ragionamento si basa sulla legge di causa ed effetto, che opera come una successione. Qualcosa accade ora, perché qualcos'altro è accaduto allora. I cinesi non ragionano tanto secondo questa linea orizzontale, che va dal passato al futuro, attraverso il presente: ragionano verticalmente, da ciò che è in un posto ora a ciò che è in un altro posto ora. In altre parole non si chiedono perché, o per quali cause passate, un certo ordine di cosa avvenga ora; si chiedono: Qual è il significato delle cose che avvengono insieme in questo momento? La parola Tao è la risposta a questa domanda». (Alan Watts, Il significato della felicità [109])
Quindi un Taoista non ragiona seguendo una ideale linea orizzontale di causa effetto ma, piuttosto, seguendo una linea verticale, cercando di connettere tra loro cose che sono in un posto ora ed in un altro posto ora. La domanda che si pongono è: "qual è il significato delle cose che avvengono insieme in questo momento? Ragionano quindi secondo un concetto che potrebbe essere chiamato sincronicità.
Ed ancora: «quando un occidentale sente di pensare, crede che un tal fatto sia dovuto ad una specie di fatalismo o determinismo. [...] La prima illusione è quella di credere che ciò che sta accadendo accada a lui e che quindi sia vittima delle circostanze. Ma se siamo immersi nell'ignoranza originaria non esiste un tu diverso dalla cosa che sta accadendo. Quindi la cosa non sta succedendo a noi, succede e basta. [...] La seconda illusione è quella di credere che ciò che sta accadendo ora è la conseguenza di un evento del passato. [...] Dobbiamo essere davvero ingenui per credere che il passato provochi quanto avviene oggi. Il passato è simile alla scia lasciata da una nave. Alla fine ogni traccia scompare. [...] È moto semplice: tutto comincia adesso, perciò è spontaneo: non è determinato [...], non è nemmeno casuale [...]. Il Tao è un certo tipo di ordine [...] che però non è precisamente ciò che noi definiamo ordine quando disponiamo un oggetto in un ordine geometrico, in scatole od in file. Se osserviamo un pianta di bambù ci è perfettamente chiaro che la pianta possiede un suo ordine. [...] I cinesi lo chiamano Li [...]. Tutti cercano di esprimere l'essenza del Li. Ma la cosa interessante è che nonostante si sappia cosa sia, non c'è modo di definirla». (Alan Watts, Il significato della felicità [111] pag. 17-18).
E' difficile conciliare i due concetti o no?
In verità Alan Watts è un grande estimatore del Tao ed è riuscito molto bene ad individuarne i punti salienti, egli affermò: "ogni forma di controllo ricade infine sul controllore". Infatti nella tradizione Taoista «L’uomo si conforma alla Terra, la Terra si conforma al Cielo, il Cielo si conforma al Tao, il Tao si conforma alla spontaneità».
La spontaneità è sinonimo di naturalezza, categoria eversiva nel mondo artificiale del contrattualismo sociale e del dominio tecno-scientifico.
Ed allora che significato ha compiere azioni "virtuose" con l'intento di un raggiungimento?
Evidentemente non ha un senso per un taoista. Però ha un senso per "accreditare" un'ipotetica "volontà" personale ("Ichinen" si chiama in giapponese). Comunque il pensiero assume una forma, ogni qualvolta lo si desidera, con più o meno forza secondo l'intensità. Ma questo processo nel taoismo - come nell'advaita - è ritenuto una forma di "schiavitù", di immersione nell'illusione del "sogno" (Samsara).
Ciò non toglie che il il sogno esiste, finché si dorme, e pur non essendo "vero" è comunque "reale" per il tempo che dura... finché non giunge il momento del Risveglio.
Paolo D'Arpini

Una memoria storica sui miei primi anni a Calcata e sul "recente" trasferimento a Treia




Verso la fine di luglio del 2010 ho lasciato Calcata, "rapito" dalla mia amata Caterina Regazzi, e dal 3 agosto ho preso domicilio a Treia. Allora scrissi anche un articolo "Dal Treja a Treia" in cui annunciavo la partenza e lo spostamento dalle rive del Treja, il fiume che circonda Calcata, al monticello di Treia, in provincia di Macerata.

Con Macerata avevo già avuto a che fare in passato, nel dicembre del 1973 tornato dall'epico viaggio che mi aveva portato prima in Africa e poi in India, ove conobbi il mio Guru, Swami Muktananda, e convalescente, per via di un epatite che mi ero beccato mangiando troppi dolcetti a Bombay, non trovai di meglio che andare nell'albergo che mio padre gestiva in quella città e vi rimasi per una quindicina di giorni a riposo. Inutile qui raccontare i vari spostamenti successivi... fanno parte di un percorso lontano e misterioso, sta di fatto che il destino mi ha fatto tornare nella provincia di Macerata, forse per finirci i miei giorni come avvenne a mio padre, le cui spoglie riposano nel cimitero maceratese...

Ma non voglio "prevedere" alcunché, il passato è conosciuto ed il futuro è ignoto, per cui mi limito oggi a rivedere alcuni aspetti del mio trasferimento, e lo farò tirando fuori da un vecchio cassetto un articolo ed un paio di lettere che testimoniano il mio vivere vegetariano e naturista a Calcata. Una testimonianza preziosa dei primi anni, quando il Circolo era in gestazione… 


Ero giunto a Calcata verso la Pasqua del 1975 (credo), primo di un gruppetto di amici e parenti, ed ero già vegetariano e lì, oltre ad occuparmi di teatro, canti sacri, yoga e mostre d’arte (la prima galleria di Calcata fu da me fondata nel 1978 e si chiamava Depend’Arp), organizzavo anche pranzi all’aperto, ovviamente vegetariani, e con ciò iniziai -di fatto-quello che poi divenne il Circolo Vegetariano VV.TT.

All'inizio usavo il sistema di “ognuno porta qualcosa”, sistema poi ripreso dal 2004 a Calcata e sino ad oggi a Treia,  e talvolta, se non c’era spazio nella piazzetta di Porta Segreta, dove abitavo, andavamo nella piazzetta di San Giovanni, sui gradini altissimi della chiesa dove oggi c’è un piccolo museo d’arte contadina, oppure fuori porta dove c’era un ristorantino che ci accoglieva come ospiti a “mezzo-servizio”. Fausto Aphel, il proprietario, come noi un nuovo venuto in spirito pionieristico, ci preparava panini con insalata e formaggio prodotti da lui stesso. Il pomeriggio si andava a bere la cioccolata calda in un altro localetto, aperto da Giovanna Colacevich, la Latteria del Gatto Nero (ci lavorò pure il giovane Vittorio Marinelli), che a volte ospitava i nostri incontri estemporanei…. E così capitò che un bel giorno venne a trovarci Anna Maria Pinizzotto, giornalista del Paese Sera, la quale aveva ricevuto l’invito, da un comune amico e suo collega, Roberto Sigismondi, per “venire conoscere la realtà alternativa di Calcata ed il nostro programma de "La Due Giorni Vegetariana”. Emozionato per l’importanza ricevuta le fui al fianco per un’intera giornata (anche perché era una donna affascinante) e fra una chiacchiera e l’altra ne sortì fuori questo magico articolo che segue…

Domenica ‘vegetariana’ a Calcata, paese museo.

"Un pugno di case rosate su una roccia di tufo. Un paese che attualmente non ospita più di cinquanta anime, e nel passato ne ospitava poche di più. Calcata (con l’accento sulla seconda) è un paesino medioevale rimasto miracolosamente intatto in uno spazio naturale molto bello. E’ circondato da colline verdi, ai suoi piedi scorre un ruscello limpido e nelle viscere si aprono grotte ed antri. Da qualche anno è diventato meta di naturisti, vegetariani, amanti dello yoga che hanno deciso di trasformarlo in un’oasi di raccoglimento. Una oasi facilmente raggiungibile. Calcata è a circa sessanta chilometri da Roma, in provincia di Viterbo. L’idea di fare del piccolo paesino arroccato su un picco di tufo un punto di riferimento stabile per chi ama la cucina alternativa e le passeggiate ecologiche è venuta ad un gruppo di romani che si è trasferito stabilmente a Calcata.

“L’idea era quella di fare una due giorni vegetariana -dice Giovanna Colacevich fondatrice della Latteria del Gatto Nero- Sabato e Domenica a Calcata per chi ama la natura e la pace. Nel programma è compresa la colazione, il pranzo ovviamente vegetariano, la merenda, una passeggiata guidata ed una conferenza su yoga e vegetarismo. Il costo è di lire cinquemila e -dimenticavo- comprende anche uno spettacolo in piazza dei Vecchi Tufi, un gruppo teatrale di Calcata”. Intanto Giuseppe, co-fondatore della Latteria, si muove con agilità tra i fornelli, tra una crepe e l’altra. Il loro locale è posto ai limiti della minuscola piazza del paese, dove si affaccia una chiesetta in cui si conserva il prepuzio di Cristo (così narra la leggenda).

All’ingresso del paese, invece, c’è la trattoria di Fausto Aphel esperto cuoco che a Roma aveva una trattoria alternativa prima di trasferirsi a Calcata. Ma il personaggio più singolare, attorno al quale ruota tutta l’organizzazione, è Paolo D’Arpini. Anche lui, come la pittrice Simona Weller, ha scelto Calcata come residenza definitiva. La pace del luogo non rovinata ancora da nessun prodotto del consumismo, gli ricorda le verdi valli dell’India dove ha soggiornato per molto tempo. E’ lui che guida la passeggiata ecologica, che parla di vegetarismo e di Siddha Yoga.

Alle ore 16 di Domenica, dopo un infuso di liquirizia offerto da Paolo, una piccola spedizione parte per fare il giro della rocca, quattro cinque chilometri di percorso. La discesa è impervia, sono circa trecento metri fra sassi, fango e rifiuti.

“La chiamo ecologica -spiega Paolo- perché voglio che la gente rifletta sul consumismo. Lattine, buste di plastica, cartacce. Alcuni paesani usano questo dirupo per scaricare i loro rifiuti. Quanti rifiuti produce una città come Roma? Dove vanno a finire?”. Una ragazza olandese si è portata dietro un coltello, “non si sa mai, è per le vipere”. Paolo cammina avanti e con il bastone si fa largo. Il viottolo scavato nel bosco consente appena il passaggio di una persona magra. Si guada il ruscello su un antico ponte di legno che si è adagiato sul fondo. Le assi di legno, ricoperte di paglia, sono oblique e c’è chi teme di cadere nell’acqua, fredda, ma poco profonda. In una minuscola spiaggia si fa tappa. C’è chi tenta invano di trovare cocci etruschi nell’acqua. Nella zona sono state scoperte alcune necropoli.

“Io parlo soprattutto dell’aspetto fisiologico degli alimenti -dice Paolo- con i cibi correnti è difficile mantenere il corpo in buona salute. La carne è ricca di tossine. Gli animali sono ingrassati con mangimi chimici e durante l’agonia le ghiandole secernono tossine che si fissano nelle cellule. Se nel mondo si scegliesse il vegetarismo non ci sarebbe più la fame. Il cibo sarebbe sufficiente per tutti. Noi dobbiamo vivere in armonia con il mondo e lasciarlo integro ai nostri figli”.

La spedizione riprende il cammino tra cornioli e prugne selvatiche e alberi di nocciole. Ai margini del viottolo crescono già i ciclamini. Seconda tappa una sorgente di acqua ferruginosa dove ci si disseta. Si riattraversa il ruscello, questa volta sugli scogli, e si risale la scarpata dalla parte opposta dove esisteva il lavatoio. Stanchi e sudati arriviamo in piazza mentre un gruppo di giovani sta ascoltando un ragazzo che suona la chitarra. La spedizione si scioglie, chi corre alla latteria per rifocillarsi, chi segue Paolo che scende in una grotta per fare meditazione e cantare mantra.

Al calare del sole avrebbero dovuto apparire I Vecchi Tufi di Calcata con le stupende maschere create da Wilton Sciarretta. Ma Sciarretta, che è anche il regista del gruppo, è caduto da una rupe proprio mentre provava la commedia che doveva allietare i vegetariani. E’ ora ricoverato all’ospedale con una spalla rotta. E’ calato il buio. Nella piccola piazza siedono come in un salotto gli abitanti di Calcata e i turisti. I primi, subito dopo cena andranno a dormire. A Calcata non ci sono cinema e teatri e pochi hanno la televisione. I secondi, quasi tutti romani, si immergeranno nel traffico caotico della via Flaminia e torneranno alla vita cittadina con il rimpianto di una domenica alternativa trascorsa in un paese-museo."
(Anna Maria Pinizzotto – 13 Settembre 1979, Paese Sera)

A commento dell'articolo, nel frattempo pubblicato nel sito del Circolo Vegetariano VV.TT., il 4 ottobre del 2008 ricevetti una lettera di Nico Valerio:

Una permanenza mancata
"Quando i naturisti erano naturisti e io ero già vegetariano da anni. Insomma, prima dell’era Portoghesi e dei vip snob saccenti e con la erre moscia che da Campo de Fiori accorsero a colonizzare Calcata. Senza pensare che lì avrebbero poi dovuto viverci… Beh lì, proprio nella piazzetta del Prepuzio, dissi stoltamente o saggiamente no a chi mi voleva quasi regalare una casetta cadente nel borgo antico… Ma andiamo con ordine.

L’articolo della Pinizzotto mi ha riportato di colpo ai felici anni Settanta, un’età lontana, pensate: pre-Aids, pre-Asdl, pre-telefonini (eppure, al contrario di oggi, avevamo sempre tante cose da dirci), pre-immigrazione, pre-porte blindate. Nei paeselli di tutt’Italia le donne lasciavano la chiave nella toppa (spesso le porte dei paesi non avevano maniglia: troppo costosa). Tutti vivevano con finestre e porte aperte.

Dell’articolo di Paese Sera mi ha colpito l’uso corretto del termine “naturista”, come salutista, igienista, chi vive secondo sistemi di vita naturale. Uso che purtroppo si è perso. Oggi sarebbe impensabile: siamo tornati indietro come cultura nei e dei giornali (lo usano ipocritamente, sia i giornalisti sia gli stessi nudisti, che è grave, come eufemismo per non dire nudista). Ebbene, il mio amarcord è che la diffusione di quell’uso si doveva, in quegli anni che solo ora sappiamo che erano felici, soprattutto alla mia azione diuturna di propaganda: comunicati giornalieri, articoli, libri e divulgazione. Quattro anni prima avevo infatti fondato la Lega Naturista, primo club italiano a usare questo aggettivo per denotare tutti i rapporti uomo-natura. E la Lega, come un partito, faceva ogni giorno qualcosa (denunce, eventi, proteste, appelli: copiavo dai radicali, presso i quali avevo la sede). Perciò ero conosciuto nelle Redazioni, dove avevo molti proseliti (anche Paese Sera, che aveva recensito benissimo la mia Alimentazione Naturale). Erano tempi in cui i giornalisti avevano un’anima, avevano idee personali, come persone normali. E potevano scrivere tutto. Non come oggi. Lo so perché ero giornalista io stesso, e conoscevo i miei polli.

Già vegetariano da molti anni, dal 1 gennaio 1970, conobbi dopo poco Calcata. E li passavo tutti i fine anno. E come guida escursionistica, col mio gruppo esplorai tutti gli anfratti, fossi, roveti, boschi, ruscelli, all’intorno. Tante volte all’inizio dell’estate abbiamo fatto il bagno nelle anse più profonde del Treja, quando era pulito e non frequentato da nessuno. Là sotto ho fatto scorpacciata di crescione selvatico (credo che con l’inquinamento non ci sarà più: è molto sensibile).

Ero così avventuroso che una volta d’inverno ci trovammo totalmente accerchiati – com’è come non è – da rovi spinosissimi fittissimi e alti 2 metri. Invalicabili. Ne uscimmo 2 ore dopo con ferite, strappi e punture varie..:-). Altro ricordo, una speculazione mancata, anzi rifiutata con sdegno. Da buon idealista e razionalista mancai l’occasione della mia vita. Un amico mi propose di comprare una casetta malandata ma abitabile a picco sullo strapiombo. Costava così poco che pur non avendo soldi potevo permettermela.

Da buon razionalista, però, feci notare che la rupe era stata dichiarata pericolante e che nessuna licenza veniva più concessa, Il sindaco aveva minacciato di far sgomberare l’intera rupe. E io da naturista ed ecologista non volevo speculare su un degrado geologico con un furbo “fatto compiuto”. Ho sempre odiato i furbi all’italiana (o alla romana) che poi chiedono il condono. E poi perché “buttare” i miei soldi, anche se pochi? E ancora, da anticonformista non volevo fare il classico cittadino che si trasferisce al paesello per incontrarvi tutti i romani che aveva lasciato a Campo de Fiori.

E poi mi spaventavano da single le lunghe noiose serate. Ancor oggi, penso che, a meno che tanti giornalisti e scrittori non l’abbiano chiesto con una petizione, non ci sarà la Adsl. E infine ero e sono dell’idea naturista alla Thoreau che o si vive nella natura selvaggia (capanna nel bosco lontano almeno 2 km da un centro abitato, il mio ideale, oppure è meglio stressarsi in modo stimolante nel caos d’una città, dove come in una foresta non c’è controllo sociale, E paradossalmente sei libero. Ma la via di mezzo del villaggio, con il fiato sul collo dei vicini, che nei paesini sono davvero vicini, curiosi, criticoni, sarebbe stata per uno spirito libero come me davvero insopportabile. E alla lunga, se non opportunamente stimolati, i single intellettuali nei villaggi si rincoglioniscono. Per tutti questi motivi, proprio sulla piazzetta della chiesa del prepuzio, da stoltamente anti-furbo e onestamente razionale, dissi di no.

Non potevo immaginare che la gente è irrazionale, cioè furba, e che dopo l’arrivo di un famoso architetto e di tanti giornalisti, scrittori, artisti e intellettuali da Roma e dall’estero, la rupe prima cadente sarebbe stata miracolosamente sanata. I vip sono taumaturgici anche per l’equilibrio geologico… Ora con la sommetta che mi chiedevano per la proprietà d’una casetta di tufo di 2 piani, ci pagherei al massimo un mese di affitto d’una stalla fuori paese. Ciao e grazie del ricordo."
(Nico Valerio)

E per delucidare meglio la situazione ecco il mio commento al commento

Nico Valerio, un nome storico del vegetarismo in Italia ci ha raccontato con enfasi il suo “non esser diventato calcatese”…. Peccato, dico io, sarebbe stata una bella prova avere assieme Nico Valerio e Paolo D’Arpini in questo scricciolo di paese…. Magari sarebbe stato un po’ stretto per due calibri di tal fatta ma le scintille avrebbero sicuramente illuminato il mondo….
Ho conosciuto a Roma, credo nel 1974 o '75, Nico quando presentò il suo libro sulla dieta vegetariana in una libreria di Viale Manzoni, a quel tempo io abitavo in Via Emanuele Filiberto. Egli però non era segnato nell’akasha di Calcata e quindi capitò che ci vedessimo solo raramente da allora. Ma abbiamo sempre collaborato, ricordo ad esempio il grande meeting vegetariano all'Arancera di Roma su “Ecologia profonda, alimentazione naturale, spiritualità senza frontiere” del 2 e 4 ottobre 2009, a cui anch'egli intervenne.
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=Ecologia+profonda%2C+alimentazione+naturale%2C+spiritualit%C3%A0+senza+frontiere

All'incontro parteciparono tutti gli altri vegetariani storici, in primis Edoardo Torricella (penso che sia il primo in assoluto in Italia avendo egli festeggiato il 50° anno di vegetarismo a Calcata nel 2008), Franco Libero Manco, Ciro Aurigemma, Massimo Andellini, Marinella Correggia e tanti altri.

Avendo ascoltato tutte queste mie storie  Mauro Garbuglia, un editore maceratese,  mi ha chiesto di scrivere un libro sul movimento vegetariano e  forse potrei farlo assieme a tutti quegli amici  che hanno condiviso con me l’esperienza del “rompighiaccio” in Italia!  Ma di vegetarismo ormai se ne parla a iosa e d'altronde io non mi considero un proselitista, essendo vegetariano "a mia insaputa", ovvero non considerando l'aspetto ideologico del vegetarismo (vedi ad esempio:   https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2017/05/27/ecologia-alimentare-e-laicita-di-pensiero/)  e credo perciò che lascerò perdere questo progetto... 


Però, a proposito di libri,  un sogno nel cassetto ancora mi resta, vorrei scrivere la memoria sulla mia ricerca  sugli archetipi psichici dell'I Ching e dello zodiaco cinese, una analisi originale corroborata dallo studio del sistema elementale indiano.   Recentemente un altro amico editore di Macerata, Antonello Andreani,  mi ha detto di essere interessato al progetto, vedremo se la cosa matura... 

Comunque tornando alla mia permanenza a Treia debbo dire che le attività culturali sono persino incrementate rispetto alla mia permanenza a Calcata, più che altro sono aumentate in importanza e verità. Certo non nel numero dei partecipanti poiché i vegetariani di Treia si contano su una mano ma le persone sensibili sono molte e durante le varie manifestazioni culturali organizzate in città e dintorni non mancano di accompagnarci nei nostri "voli pindarici". Questa attenzione mi fa sentire a "casa".

Paolo D'Arpini




Paolo e Caterina e la cagnetta Magò a Treia 


P.S. Dietro le quinte:

“L'ho letto, Amore, ma è un romanzo! So già cosa pensi e cosa, forse, mi risponderai, ma quando leggo di questo tuo Passato con la P maiuscola, tremo al pensiero. O forse no, forse per una persona che ha vissuto così anche la tua situazione attuale, essendo una sfida (?) può essere avvincente. E che te ne farai tu di una vita così semplice, con persone semplici : me, Dumì, Valeria, Crispiani, Lucilla, Tommaso, Claudio il muratore, Sonia, il Sindaco Gigetto, quando hai conosciuto donne belle e affascinanti, oltre che intelligenti, politici e precursori come te di filosofie di vita, ma sono tranquilla, non temere, ti amo per quello che sei ORA e per quello che sei CON ME, non per quello che sei stato (che poi sei sempre tu). Se il destino ha voluto che ci incontrassimo in quel momento, un motivo ci sarà. E se l'Amore ci accompagnerà, come io desidero, per tutto il resto delle nostre vite, vivremo quello che la vita ci riserva. Io e te. E chi ci vorrà essere” - Caterina

…...

“Infatti che differenza fa? Amore mio... siamo tutti la stessa persona diceva Luciano Laffi... ed affermava Nisargadatta sono uno che appare come molti.. Quindi Mio Tesoro Amoroso che bisogno c'è di sentirsi a disagio.. e poi in fondo è solo scenografia.. nulla di più, l'importante è l'esperienza che ognuno di noi è capace di portare a casa dagli eventi vissuti. Sii serena e sicura di te stessa, tu sei il Culmine! Ho comunque voluto fare una panoramica "veloce"  sulla storia del Circolo in modo che si percepisse il senso della continuità anche qui a Treia” - Paolo

(Treia. Scambio epistolare del 15 maggio 2011)


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Alcune pagine sulle attività svolte a Treia dal Circolo Vegetariano VV.TT.:
https://www.google.it/search?rls=aso&client=gmail&q=circolo+vegetariano+treia&authuser=0&gws_rd=cr&ei=zWUpWar0LZ2vgAansrSoCA

E qui la presentazione del mio libro "Treia. Storie di Vita Bioregionale":
 http://treiacomunitaideale.blogspot.it/2017/05/treia-racconti-di-vita-quotidiana-nel.html

La Profezia di Peter Deunov sulla fine della nostra civiltà


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Noto anche con il nome spirituale di Beinsa Douno, il Maestro bulgaro Peter Deunov (1864-1944) fu un essere di elevatissima coscienza e allo stesso tempo un incomparabile musicista, che durante tutta la sua vita diede esempio di purezza, saggezza, intelligenza e creatività. Visse per molti anni vicino a Sofia, dove fu circondato da numerosi discepoli. Con la sua radiosità risvegliò la spiritualità di migliaia di
anime in Bulgaria e nel resto dell’Europa.
Alcuni giorni prima della sua dipartita all’altro mondo, si trovò in una profonda trance e fece una profezia straordinaria in merito all’epoca tormentata in cui stiamo transitando oggi, una profezia sulla “fine dei
tempi” e la venuta di una nuova Epoca d’Oro per l’umanità.
Nel seguito il testamento molto coinvolgente. E’ così attuale e vibrante che si può persino dubitare che queste parole siano state dette più di 60 anni fa.
“Durante il trascorrere del tempo, la consapevolezza dell’essere umano attraversò un periodo molto lungo di oscurità. Questa fase che gli Indù chiamano “Kali Yuga”, è quasi alla fine. Oggi ci troviamo al confine tra due epoche: quella del Kali Yuga e quella della Nuova Era in cui stiamo entrando.
Sta già accadendo un graduale miglioramento nei pensieri e sentimenti degli umani, ma ognuno sarà presto soggiogato dal Fuoco Divino che purificherà e preparerà tutti per la Nuova Era. Così l’individuo si
eleverà ad un grado superiore di coscienza, cosa indispensabile per la sua entrata nella Nuova Vita.
Questo è ciò che si deve comprendere per “Ascensione”.
Passeranno alcune decadi prima che questo Fuoco arrivi e questo trasformerà il mondo portando una nuova morale. Questa onda immensa giunge dallo spazio cosmico ed inonderà tutta la Terra. Tutti coloro che vi si opporranno saranno spazzati via e trasferiti altrove.
Anche se gli abitanti di questo pianeta non sono tutti allo stesso grado di evoluzione, la nuova ondata sarà percepita da tutti. E questa trasformazione non toccherà solo la Terra ma l’insieme di tutto il Cosmo.
La cosa migliore e l’unica che l’individuo può fare ora è di rivolgersi coscientemente a Dio e migliorarsi per elevare il proprio livello di vibrazione, così da trovarsi in armonia con la potente ondata che presto lo sommergerà.
Il Fuoco di cui parlo, che accompagna le nuove condizioni offerte al nostro pianeta, ringiovanirà, purificherà, ricostruirà ogni cosa: la materia verrà raffinata, i vostri cuori saranno liberati dall’angoscia,
dai problemi, dall’incertezza e diverranno luminosi; ogni cosa sarà migliorata, elevata. I sentimenti, i pensieri e gli atti negativi saranno consumati e distrutti.
La vostra vita attuale è una schiavitù, una dura prigione. Comprendete la vostra situazione e liberatevene.

Vi dico questo: uscite dalla vostra prigione! Dispiace veramente vedere così tanta confusione, così tanta sofferenza, così tanta incapacità di comprendere dove stia la vera felicità.
Ogni cosa che vi circonda presto crollerà e scomparirà. Nulla resterà di questa civiltà, non la sua perversione; tutta la Terra sarà scossa e non verrà lasciata traccia di questa erronea cultura che mantiene
gli uomini sotto il gioco dell’ignoranza.
I terremoti non sono solo dei fenomeni meccanici, il loro obbiettivo è anche di risvegliare l’intelletto e il cuore degli uomini, così che essi possano liberarsi dagli errori e dalle loro follie e perché comprendano
che non esistono solo loro nell’universo.
Il nostro sistema solare sta ora attraversando una regione del Cosmo dove lasciò la sua polvere una costellazione che fu distrutta. L’attraversare questo spazio contaminato è fonte di avvelenamento, non solo per gli abitanti della Terra ma per tutti gli abitanti degli altri pianeti della nostra galassia.
Solo i soli non vengono influenzati da questo ambiente ostile. Questa regione è chiamata “la tredicesima zona”, la si definisce anche la “zona delle contraddizioni”. Il nostro pianeta fu incluso in questa regione per migliaia di anni, ma finalmente stiamo avvicinandoci all’uscita di questo spazio di oscurità e siamo sul punto di raggiungere una regione più spirituale, dove vivono esseri più evoluti.
La Terra sta ora seguendo un movimento ascendente ed ognuno dovrebbe sforzarsi di armonizzarsi con le correnti dell’Ascensione. Coloro che rifiutano di essere sottoposti a questo orientamento, perderanno il vantaggio delle buone condizioni che verranno offerte in futuro per elevarsi. Resteranno indietro nella evoluzione e dovranno attendere decine di milioni di anni per la venuta di una nuova onda ascendente.
La Terra, il sistema solare, l’universo, tutti sono inseriti in una nuova direzione sotto l’impulso dell’Amore. La maggior parte di voi considera ancora l’Amore come una forza risibile, ma in realtà è la più grande di tutte le forze! Il denaro e il potere continuano ad essere venerati come se il corso della vostra vita dovesse dipendere da loro. In futuro, tutti saranno sottomessi all’Amore e lo serviranno. Ma è
attraverso la sofferenza e le difficoltà che la coscienza umana sarà risvegliata.
Le terribili predizioni del profeta Daniele, scritte nella Bibbia, si riferiscono all’epoca che si sta aprendo.
Ci saranno inondazioni, uragani, fuochi giganti e terremoti che spazzeranno via tutto. Il sangue scorrerà in abbondanza. Ci saranno rivoluzioni, terribili esplosioni risuoneranno in numerose regioni della terra. Là dove c’è terra, arriverà l’acqua, e là dove c’è acqua arriverà la terra. Dio è Amore, tuttavia qui abbiamo a che fare con un castigo, una risposta della Natura contro i crimini perpetrati dall’uomo dalla
notte dei tempi, contro sua madre, la Terra.
Dopo queste sofferenze, coloro che saranno salvati, l’elite, conosceranno l’Era d’Oro, l’armonia e la illimitata bellezza. Dunque tenete il vostro passo, e la vostra tua fede quando giungerà il tempo della sofferenza e del terrore, poiché è scritto che non cadrà un capello dalla testa del giusto. Non siate scoraggiati, semplicemente seguite il vostro lavoro personale di perfezione.
Non avete idea del grandioso futuro che vi attende. Una nuova Terra vedrà presto il giorno. Tra alcune decadi il lavoro sarà meno eccitante ed ognuno avrà tempo di consacrarsi ad attività dello spirito,
dell’intelletto e dell’arte.
La questione sul rapporto tra uomo e donna sarà finalmente risolto in armonia, ognuno avrà la possibilità di seguire le proprie aspirazioni. Le relazioni di coppia saranno fondate sul reciproco rispetto e stima. Gli
umani viaggeranno tra i diversi piani dello spazio facendosi breccia tra lo spazio intergalattico.
Studieranno come sono strutturati e funzionano e saranno in grado di conoscere velocemente il mondo Divino, di fondersi con il Capo dell’Universo.
La Nuova Era è quella della sesta razza. Siete predestinati a prepararvi per questa, a darle il benvenuto e a viverla. a sesta razza si costituirà sull’idea della Fraternità. Non ci saranno più conflitti di interessi personali. Le singole aspirazioni personali dovranno conformarsi alla Legge dell’Amore.
Per questo si costituirà un nuovo continente che emergerà dal Pacifico, cosicché il Supremo potrà finalmente stabilire
il suo posto su questo pianeta.
Chiamo i fondatori di questa nuova civiltà ”Fratelli dell’Umanità” o anche “Figli dell’Amore”. Saranno imperturbabili per il Bene e rappresenteranno un nuovo tipo di esseri umani. Gli uomini formeranno una famiglia, un grande corpo, ed ognuno rappresenterà un organo di questo corpo. Nella nuova razza, l’Amore si manifesterà in forma perfetta e di questo l’uomo odierno può averne solo una idea molto vaga.
La Terra resterà un terreno favorevole per la lotta, ma le forze dell’oscurità si ritireranno e la terra ne sarà liberata. Gli umani, vedendo che non vi sarà altra via, si impegneranno per il sentiero della Nuova Vita, quella della salvezza. Nel loro orgoglio insensato, alcuni alla fine spereranno di continuare sulla terra una vita che l’Ordine Divino condanna, ma poi ognuno finirà col comprendere che la direzione del mondo non dipende da loro.
Una nuova cultura vedrà la luce del giorno, riposerà su tre principi fondamentali: l’elevazione della donna, l’elevazione dei sottomessi e degli umili e la protezione dei diritti umani.
La Luce, il Bene e la Giustizia trionferanno, è solo una questione di tempo. Le religioni dovrebbero essere purificate. Ognuna di loro contiene una particella dell’ Insegnamento dei Maestri di Luce, ma
oscurato poiché incessantemente rifornito di deviazioni umane. Tutti i credenti dovranno unirsi e riunirsi in accordo su una cosa principale, ossia porre l’Amore alla base di tutto il credo, qualsiasi esso sia.
Amore e Fraternità è la base comune!
La Terra sarà presto spazzata da straordinarie e rapide onde di Elettricità Cosmica. Da qui ad alcune decadi coloro che sono cattivi e fuorvieranno gli altri, non saranno in grado di sopportare l’intensità di
queste onde. Saranno così assorbiti dal Fuoco Cosmico che consumerà il male che essi possiedono. Quindi si pentiranno perché è scritto che “tutta la carne glorificherà Dio”.
Nostra Madre, la Terra, si disferà di coloro che non accettano la Nuova Vita. Li rigetterà come frutti avariati. Non saranno in grado di reincarnarsi presto su questo pianeta, criminali inclusi. Resteranno solo
coloro che hanno in loro l’Amore.
Non c’è un luogo sulla Terra che non sia sporco di sangue umano o animale, quindi anch’essa deve sottoporsi alla Purificazione. Ed è per questo che certi continenti saranno sommersi mentre altri affioreranno.
Gli uomini non sospettano quali pericoli li stiano minacciando. Continuano a perseguire obbiettivi futili e a cercare piacere. Al contrario, quelli della sesta razza saranno consapevoli della dignità del loro ruolo e rispettosi della libertà dell’altro. Si nutriranno esclusivamente di prodotti del regno vegetale. Le loro idee avranno il potere di circolare liberamente come l’aria e la luce del giorno.
Le parole “ se non sei rinato” si riferiscono alla sesta razza. Leggete il cap. 60 di Isaia che si riferisce alla venuta della sesta razza, la Razza dell’Amore.
Dopo le tribolazioni, gli esseri umani smetteranno di peccare e ritroveranno la via della Virtù.
Il clima del pianeta sarà ovunque moderato e non ci saranno più brutali variazioni. L’aria tornerà ad essere pura, lo stesso per l’acqua. I parassiti scompariranno. Gli esseri umani ricorderanno le loro
precedenti incarnazioni e sentiranno piacere nel notare di essere stati finalmente liberati dalla loro precedente condizione.
Nello stesso modo in cui ci si disfa dei parassiti e delle foglie morte della vite, così agiscono gli esseri evoluti per preparare gli uomini a servire il Dio dell’Amore. Essi danno agli esseri umani buoni condizioni per crescere e svilupparsi e a coloro che li vogliono ascoltare, dicono: “Non aver paura! Ancora un po’ di tempo ne tutto sarà a posto, sei sul giusto cammino. Che colui che vuole entrare nella Nuova Cultura possa studiare, lavorare coscientemente e preparare”.
Grazie all’idea della Fraternità, la Terra diverrà un luogo benedetto e questo non si farà attendere.
Ma prima, grandi sofferenze saranno inviate per risvegliare la coscienza. I peccati accumulati per migliaia di anni devono essere redenti. L’ Onda Ardente che emana dal Supremo contribuirà a liquidare il karma dei popoli.
La liberazione non può più essere protratta. L’umanità si deve preparare per grandi prove che sono inevitabili e che stanno arrivando per porre fine all’egoismo.
Sotto terra, si sta preparando qualcosa di straordinario. Una rivoluzione che è grandiosa e assolutamente inconcepibile si manifesterà presto in natura. Dio ha deciso di rettificare la Terra, e lo farà!”
E’ la fine di un’ epoca.
Un nuovo ordine si sostituirà al vecchio, un ordine in cui l’Amore regnerà sulla Terra!.
Peter Deunov

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Propositi per il Futuro, 1944

Introduzione agli elementi idealistici della fisica quantistica


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Nascita della fisica quantistica:

Vorrei qui riassumere la nascita e la storia della fisica quantistica, che ci dà delle preziose indicazioni.

Questa affascinante branca della fisica, che tenta di investigare sulla struttura microscopica della materia per comprendere le leggi dell’universo, non è stata creata da quelli che poi divennero i fisici quantistici “ortodossi” , come il danese Nils Bohr ed il tedesco Werner Heisenberg, riuniti nella cosiddetta “scuola di Copenaghen” dominata dalla figura del grande fisico danese.

Il primo ad introdurre il concetto di “quanto” nell’anno 1900 fu in realtà il grande fisico tedesco Max Planck che, studiando le emissioni energetiche del cosiddetto “corpo nero”, si era accorto che per far tornare i calcoli doveva supporre che l’energia fosse scambiata per minime quantità discrete (ovvero dei veri e propri atomi di energia) che egli chiamò “quanti”. Cinque anni dopo un giovane e sconosciuto fisico tedesco trasferitosi in Svizzera, Albert Einstein, in una memoria riguardante l’effetto fotoelettrico, ovvero la capacità delle onde luminose di adeguata frequenza di estrarre gli elettroni dai metalli, spiegò che in quel caso i quanti erano dei veri atomi energetici di energia luminosa che il grande fisico ribattezzò “fotoni” (dalla parola greca antica “fos” che significa “luce”) che agivano sulla materia come dei piccoli proiettili. Per questo studio (e non per la teoria della relatività !) Einstein vinse il premio Nobel.

Planck ed Einstein devono quindi essere considerati i veri fondatori della fisica quantistica, contro cui si schierò inizialmente Bohr, salvo poi a divenirne il massimo interprete con la sua interpretazione “ortodossa” (ancora oggi di moda e generalmente accettata dai fisici). Einstein, insieme ad altri fisici di prima grandezza, contestò a lungo l’interpretazione di Bohr-Heisenberg, come ci ripromettiamo di illustrare in seguito.
Lo scontro diretto tra Einstein e Bohr è stato illustrato in modo romanzato, ma preciso, in un libro di fantasia scritto dalla fisica e scrittrice Gabriela Greison (“L’incredibile cena dei fisici quantistici”, ed. Salani) in cui si ricorda la famosa cena di gala dell’ottobre del 1927 seguita al famoso convegno Solvay di Bruxelles in cui si confrontarono i 27 fisici più famosi dell’epoca (tra cui 17 premi Nobel).

Il dilemma onda-particella:

Nel 1924 un’ardita teoria fu esposta in una tesi di laurea di un brillante fisico francese, Louis De Broglie, secondo cui la materia si presenta contemporaneamente sotto forma di particelle e di onde. Questa teoria era certamente in accordo con lo studio di Einstein che aveva dimostrato che la luce si presenta contemporaneamente come onda e come particella energetica (fotone), ma estendeva questa teoria a tutta la materia.

La validità della teoria di De Broglie è incontestabile ed è dimostrata dall’esperienza della “doppia fenditura”, considerata in genere come l’esperienza fondamentale della fisica quantistica (vedi ad es. il libro di divulgazione scientifica del fisico statunitense Feynman, “sei pezzi facili”, ed. Adelphi).
Questa esperienza era stata attuata già all’inizio del 1800 dal fisico e medico inglese Thomas Young per dimostrare che la luce era un’onda. Se si fa passare attraverso due piccole fenditure un fascio di luce, che così si divide in due, su un secondo schermo si formeranno delle tipiche “figure di interferenza” che si formano solo nel caso che il fascio di luce sia un’onda e si sia diviso in due onde.

Se si ripete la stessa esperienza con un fascio di elettroni, si hanno le stesse figure di interferenza, fatto che dimostra che gli elettroni si comportano come onde. Ma se si tenta di registrare l’arrivo degli elettroni con un contatore Geiger o si illuminano le traiettorie per individuarle, gli elettroni non danno più il fenomeno di interferenza e si comportano come particelle.

L’interpretazione di Bohr e dei suoi seguaci è che il verificarsi del fenomeno, nel mondo microscopico in cui la misura interferisce in modo significativo con la realtà, è dovuto all’azione dell’osservatore-sperimentatore. Ogni tipo di esperienza ci dà una risposta diversa (ad es. o registriamo un’onda, o registriamo una particella). Nulla si può dire, né è opportuno dire, su cosa accade all’interno della materia esaminata. Abbiamo solo una serie di risposte diverse, determinate dall’azione dello sperimentatore-osservatore, tra loro “complementari” ma non sovrapponibili o confluenti in una sintesi unitaria (“principio di complementarità”).
Con una serie di forzature filosofiche la realtà oggettiva diventa quindi qualcosa di evanescente su cui non si può dire nulla. Conta solo il fenomeno registrato.

Questo principio ha in realtà numerosi antecedenti filosofici: ad es. la filosofia settecentesca del vescovo Berkeley (già esaminato nella rubrica scientifica della Voce) che, partendo da una filosofia empirista radicale, sfociava nell’idealismo. Il vescovo sosteneva che il mondo era immateriale e che la realtà era formata solo dalle nostre sensazioni.

Più recentemente (fine ‘800, inizio ‘900) si può citare il pensiero “empirio-criticista” del fisico e filosofo viennese Ernst Mach, che sosteneva che una legge fisica è solo un modo di riordinare e sintetizzare i risultati delle nostre esperienze, e che nulla è lecito dire su una presunta realtà oggettiva esterna a noi.

Il principio di indeterminazione:

La posizione di Bohr era rafforzata dal principio di indeterminazione elaborato nel 1927 da un giovane e brillante fisico tedesco, Werner Heisenberg, secondo cui è impossibile nella fisica microscopica determinare con precisione contemporaneamente la quantità di moto e la posizione di una particella.
I fisici della “scuola di Copenaghen” ne derivavano l’impossibilità di determinare le reali leggi di comportamento delle onde-particelle elementari. Di qui il passo è breve verso una posizione, non solo agnostica, ma addirittura anti-deterministica. Di qui provengono una serie di affermazioni dei fisici quantistici “ortodossi” tese a sostenere che ciò che succede nel mondo subatomico è “casuale” e che il rigoroso principio di causa-effetto va sostituito da un principio di semplice interralazione tra fenomeni.
Posizioni simili erano sostenute anche nell’antichità. Abbiamo ricordato nei primi numeri della rubrica scientifica della Voce, che mentre all’atomista Democrito viene attribuita la bellissima frase di stampo determinista: “nulla avviene nell’universo che non abbia una causa ed una ragione”, l’allievo di un suo allievo, il filosofo Epicuro, pur adottando la fisica atomistica, sosteneva che gli atomi potevano subire delle deviazioni arbitrarie ed ingiustificate (in latino: “clinamen”).

La stretta collaborazione tra Bohr ed Heisenberg durò fino alla seconda guerra mondiale, quando Heisenberg, nominato da Hitler responsabile del programma atomico del Reich, si recò in Danimarca, che era sotto occupazione nazista, a chiedere l’aiuto di Bohr, che lo mise alla porta.

Einstein, che era determinista, coniò – in polemica con Bohr – la notissima frase: “Dio non gioca a dadi”, ovvero la natura procede per leggi precise ed individuabili anche con “esperimenti mentali” mediante i quali dalle cause si possono prevedere gli effetti e dagli effetti previsti risalire alle cause.
Einstein dichiarò anche che, se il comportamento microscopico della materia fosse stato casuale, allora egli, piuttosto che fare il fisico, avrebbe preferito fare il croupier.

Ricordiamo che tutti i grandi scienziati sono stati in genere deterministi, materialisti ed indagatori della realtà “oggettiva” data per scontata (vedi Galilei, Newton, Lavoisier, Laplace, Dalton, Faraday, Maxwell, fino al povero Boltzmann che all’inizio del ‘900 si suicidò, anche per gli attacchi continui mossigli dagli ambienti empirio-criticisti).

L’equazione di Schrodinger:

La polemica tra i due schieramenti quantistici conobbe un nuovo capitolo quando un brillante fisico viennese, Erwin Schrodinger, entusiasta della teoria delle onde/particelle di De Broglie, elaborò una notissima equazione, basata sul comportamento ondulatorio dell’elettrone, che in modo semplice ed elegante descrive il comportamento dell’onda/particella.
La cosa suscitò la rabbia di Heisenberg che aveva elaborato un complicato sistema basato su delle matrici matematiche per ottenere gli stessi risultati.

L’equazione di Schrodinger fu però utilizzata a modo loro dai seguaci di Bohr, in particolare per intervento di Max Born, massimo esponente della scuola matematico-fisica di Gottinga in Germania, interpretando le onde espresse con l’equazione come “onde di probabilità”, ovvero onde indicanti la probabilità che una certa percentuale della particella fosse presente in un punto. Schrodinger non era d’accordo, e nemmeno lo stesso De Broglie che interpretava le onde come onde materiali, e non esprimenti probabilità statistiche. I due grandi fisici (entrambi premi Nobel) erano schierati sostanzialmente dalla parte di Einstein.

Secondo gli ortodossi ogni onda rappresentava un certo stato ed una certa posizione dell’elettrone. Solo l’intervento dello sperimentatore-osservatore avrebbe determinato il “crollo delle onde di probabilità” e l’assunzione di uno stato finale da parte dell’elettrone misurabile sperimentalmente.

Il gatto di Schrodinger:

In seguito, nel 1935, per prendere in giro il modo di ragionare degli “ortodossi”, Schrodinger, che era spiritoso come Einstein, elaborò il famoso paradosso del gatto. Supponendo che un gatto fosse chiuso in una scatola chiusa ermeticamente contenente un meccanismo mortale azionabile da un elettrone proveniente dalla decadenza di un atomo (evento che avrebbe potuto verificarsi o non verificarsi), si sarebbe determinata la morte del gatto se la decadenza fosse avvenuta o la permanenza in vita del gatto se la decadenza non fosse avvenuta. Secondo gli ortodossi invece il gatto sarebbe stato contemporaneamente vivo e morto e solo l’osservatore-sperimentatore, aprendo la scatola, avrebbe determinato la vita o la morte del gatto.
Naturalmente Bohr rispose con intelligenza e si innescò un dibattito che sarebbe troppo lungo descrivere. Dopo la seconda guerra mondiale, Bohr fu invitato a Mosca dai valenti fisici sovietici che contestarono cortesemente gli aspetti idealistici delle sue impostazioni. Si dice che Bohr ne sia rimasto piuttosto colpito.

Da parte sua il quantista “ortodosso” statunitense Richard Feynman, premio Nobel per i suoi studi sull’elettrodinamica quantistica (Q.E.D.), coniò il motto: “zitto e calcola”, che significa che non si devono fare ipotesi sul comportamento oggettivo della materia a livello microscopico, ma solo effettuare calcoli su equazioni formali che portano comunque a risultati in buon accordo con i dati sperimentali (da cui l’indubbio successo della fisica quantistica e l’apparente momentanea “sconfitta” ed isolamento di Einstein).

La posizione dei materialisti dialettici:

Negli interventi di Ana Neto e di A. Martocchia è stata giustamente ricordata la polemica di Lenin contro la filosofia di Mach (“Materialismo ed Empiriocriticismo”). Lenin rivendicava la validità di una filosofia materialista, basata sullo studio di un mondo reale “oggettivo”, che desse senso ad uno studio scientifico della realtà fenomenica e superasse le pulsioni idealiste.
E’ stato ricordato che anche Marx ha espresso concetti simili estendendo l’indagine scientifica anche al mondo reale della società umana.

In precedenza Engels, in particolare nella “Dialettica della natura”, aveva messo in guardia gli scienziati dal pericolo di non dotarsi di una robusta filosofia di base (che per lui ovviamente consisteva nel “materialismo dialettico”), ironizzando su quegli scienziati che - come il famoso “borghese gentiluomo” di Moliere che faceva della “prosa” senza saperlo – facevano della cattiva filosofia alla moda senza saperlo.
Engels invitava anche gli scienziati ad un continuo approfondimento della conoscenza della realtà oggettiva, visto come un processo senza fine, data l’estrema complessità del reale, ma che portava ugualmente l’umanità a compiere una serie infinita di approfondimenti ed aggiustamenti delle teorie scientifiche precedenti.

Il grande pensatore tedesco non aveva dubbi sul fatto che la conoscenza maturata attraverso l’esperienza fosse il “riflesso” nella nostra mente di un mondo oggettivo, indipendente dalla nostra esistenza.
Il termine “dialettico” viene usato da Engels a proposito del mondo naturale per sottolineare alcuni principi che si verificano concretamente in natura determinandone l’evoluzione fatta a salti, come l’accumulo di quantità che diviene “qualità” (potrebbe pensarsi ad un passaggio di stato della materia provocato da un aumento progressivo della temperatura e che scatta in corrispondenza di una soglia precisa, oppure l’aumento progressivo della frequenza di una radiazione che, raggiunto un valore preciso, provoca un fenomeno del tutto nuovo come l’emissione di elettroni nell’effetto fotoelettrico). Un altro principio dialettico è il verificarsi della presenza di stati di segno opposto (come ad es. nel caso del binomio onda-particella) che i quantisti ortodossi risolvono solo con l’immaginare due esperienze diverse che provocano la separazione dei due principi indotta dall’intervento dell’osservatore-sperimentatore, ma che non danno conto della sintesi in natura dei due principi.

Non è forse casuale che il manoscritto di Engels sulla “Dialettica della Natura”, tenuto per decine di anni in un cassetto dal socialista moderato Bernstein, sia stato pubblicato solo nella prima metà del ‘900 dopo un parere favorevole sulla sua pubblicazione dato da Einstein, che era di simpatie socialiste.

Come mia posizione personale raccomanderei a tutti gli amici “materialisti dialettici” di non far diventare la filosofia di Engels una nuova forma di dogmatismo, ma applicarla concretamente, tenendo conto dei grandi risultati degli scienziati “classici” (come Galilei, Newton, Darwin, Einstein), dai filosofi materialisti, come Democrito o Hobbes (non mi piace l’espressione “materialismo volgare”), ed anche di ciò che di meglio sia ricavabile dalla grande scuola empirista di Locke, Hume, Condillac, scartandone gli esiti più paradossali che ci riportano a forme di idealismo.


Solo così il “materialismo dialettico” rimarrà una filosofia viva, depurata da ogni residuo idealistico di hegeliana memoria. 

 Roma 24.5.2017, Vincenzo Brandi

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La saggia follia del mondo...

"La verità è immutabile, quel che muta è solo apparenza.... Ma se così non fosse come potrebbe l'Uno gioire della sua "illusione"?.." (Saul Arpino)
La saggia follia del mondo
Dietro le quinte
Prego signori entrate in questo “deposito”, osservate con occhio curioso e giocoso il retroscena della rappresentazione che andremo a presentare.
Passione, inganno, amore, odio, grandi tragedie, consapevolezza delle contraddizioni, timore del futuro, vizi umani, disperazione, solitudine degli eroi, affetti e valori costituiti e sovvertiti, sconvolgimento della natura, dove il più saggio è il folle, l'assurdità della vita umana percepita senza schermi.
La lucida consapevolezza che l'esistenza è "una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla"; si rinuncia spesso a esplicitare il senso della vicenda, consci che un mondo vasto e oscuro come quello contemporaneo lo si può riflettere ma non circoscrivere.
Storie e racconti, scenografie di ricordi passati si stagliano sulle pareti, mentre inciampiamo tra oggetti e abiti sparsi qua e la dall’attore di turno.
Che gran confusione ordinata.
I tappeti son li, pronti per spiccare il volo come l’araba fenice: la finzione non può continuare, tornare in noi stessi, la soluzione mantenere la promessa: l’ultimo desiderio liberare il Genio dalla sua Lampada e lasciarlo partire per scoprire le bellezze del mondo.
No, Tempo, tu non ti vanterai che io muti!
L'Aura

La naturalezza della “presenza”, qui ed ora...


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La nostra società oggi più che mai è malata di virtualizzazione, non siamo in grado di percepire le esperienze se non in forma proiettiva, con la tendenza ad esagerare a magnificare senza peraltro riuscire a trovare soddisfazione nel "semplice e nel facile", in quello che, secondo i taoisti, è lo stato naturale dell’uomo…

Ad esempio Osho  si è cimentato nel tentare di riportare l’uomo alla sua spontaneità ed al godimento del momento presente, questo "invito" verso la semplicità di vita è un motivo conduttore di parecchi saggi. Osho ha saputo usare parole vicine alla mente dell’uomo moderno. Egli essendo un "cultore dell’immediato", ci ha mostrato attraverso le vicissitudini e gli alti e bassi della sua vita come riuscire a non perdere la centratura in se stessi, come essere quel che si è senza aggiustarsi indebitamente alle richieste della cultura omologata, che è in grado di prosciugare ogni "centratura nella sorgente".

"L’uomo ha un centro, ma ne vive fuori – fuori del centro!" Affermava Osho, aggiungendo che questo atteggiamento crea una tensione interna, un tumulto costante, un’angoscia. La pazzia è la conseguenza diretta dell’uscire fuori in modo permanente dalla centratura in se stessi, ma vi sono stadi intermedi all’alienazione, ad esempio la distrazione, l’astrazione, la noia, la mancanza di empatia, etc. Certo nella mente umana esistono anche momenti di gioia estatica ma è troppo facile uscirne, succede appena cerchiamo di rincorrere quella gioia, di farla nostra appropriandocene (rendendola così estranea a noi).
Un essere umano "naturale" è solo colui che non rincorre gli stati mentali, che non si abbandona alla rabbia e non cerca la beatitudine. Egli non si allontana da una attenta presenza nel vissuto, non in meri termini fisici ovviamente. Potremmo dire che un "uomo naturale" è un uomo assente agli estremi… 

Nella sua spontaneità priva di ogni opposizione il "realizzato" è completamente rilassato, nella sua consapevolezza non c’è tensione, non c’è sforzo, non c’è desiderio. In una parola non c’è "proiezione" e quindi nemmeno divenire. Ma questo non significa che l’uomo "naturale" non mangi, non beva o non soddisfi le esigenze che debbono essere soddisfatte come fa ogni altro essere vivente. Mangerà, dormirà…  ma questi non sono desideri. 

Non mangerà domani, mangerà oggi!

In un certo senso lo stato di naturalezza è simile all’innamoramento, in cui si vive sospesi: il passato non esiste più e non si aspetta nemmeno il futuro. Ci si muove nel presente, incapaci di avere aspettative, ci si muove nel qui ed ora senza alcuna considerazione delle conseguenze. Infatti i saggi e gli innamorati sono considerati "ciechi" dagli uomini di mondo che calcolano ogni cosa, sono invece visti come veggenti da coloro che non calcolano.

Nel momento del grande amore il passato ed il futuro scompaiono.

Una volta qualcuno chiese a Gesù. "Cosa succederà nel tuo Regno di Dio?" ed egli rispose come un vero maestro Zen: "Non ci sarà più tempo!. .. Non ci sarà più tempo perché il "regno di Dio" è eterno, è sempre qui..".

Mirabai, una principessa indiana, si era innamorata di Krishna ma il Krishna fisico non c’era più da migliaia di anni, eppure lei cantava e danzava davanti a lui. Il marito di Mira era molto geloso di questo amore e le chiese "Sei impazzita? Chi è che ami, con chi conversi? Ed io sono qui e tu mi hai completamente dimenticato". E Mira rispose: "Krishna è qui ma tu non lo sei… Krishna è eterno, tu vivi fra due momenti di passato e futuro,che in verità non esistono, come potrei quindi credere che tu sei esistente?".

Nell’amore totale l’io non esiste, esiste solo l’amore. Mentre si accarezza l’amante o l’amata si diventa la carezza. Mentre si bacia non si è colei che viene baciata o colui che bacia, si è semplicemente il bacio. In questa assenza dell’io si manifesta la pienezza della presenza… ed è per questo che l’amore è definito la natura vera di Dio. Diceva Shiva alla sua adorata sposa Parvati: "Mentre vieni accarezzata, dolce principessa, penetra il carezzare come vita eterna. Chiudi le porte dei sensi quando senti il solleticamento di una formica. Allora. Quando sei sdraiata su un letto od assisa lasciati andare priva di peso, aldilà della mente.."

Paolo D'Arpini


Teatro Cinabro - L'autore impersona Wang-tzi 

(Memoria: alle h. 19.52 del 7 aprile 2009 la musica dei campanelli di una nuova scossa sismica ha accompagnato questa scrittura)

Coscienza cosmica - Come il piccolo così il grande


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            Come ogni particella in simbiosi con le altre non può vivere separata dall’organismo di cui è parte, allo stesso modo l’organismo non può esistere senza le cellule che lo compongono. Una cellula (l’uomo) che vivesse in antagonismo con le altre cellule metterebbe in pericolo se stessa e l’organismo (la società) di cui fa parte. Una cellula impazzita può generare il cancro come un uomo malvagio può  mettere in pericolo la sua vita e quella dei suoi simili.

            L’io individuale è un frammento dell’Io assoluto. La coscienza collettiva umana è parte della Coscienza cosmica; il pensiero individuale è un frammento dell’Intelligenza universale. Come la materia si esprime attraverso le forme così la Coscienza cosmica si manifesta attraverso la moltitudine di coscienze individuali. In sostanza la coscienza individuale è la parte più piccola dell’unica Coscienza cosmica che esiste e di cui fa parte, perché non può esistere materia, energia, percezione o intelligenza isolata: tutto ciò che esiste fa parte dell’Uno, del Tutto armonico.

            La materia di cui è fatto il nostro organismo è parte della materia di cui è fatto l’intero universo. I nostri singoli corpi sono parti dell’umanità e l’umanità è una. Se una sola parte di un organismo è sofferente l’intero organismo ne risente ed è in pericolo di vita. Come esiste il corpo singolo, il corpo collettivo e il corpo cosmico così esiste il pensiero singolo, collettivo e cosmico.

            Ogni organismo vivente è la sintesi formale ed energetica di tutto il contesto planetario. Un animale erbivoro nutrendosi di piante si nutre di tutto ciò che la pianta ha sintetizzato per la sua esistenza: dai raggi cosmici ai minerali, dall’acqua ai residui di altri esseri viventi che si sono polverizzati nella terra. Come gli animali carnivori, che nutrendosi di animali erbivori assorbono ogni elemento di cui è formato il loro organismo, allo stesso modo l’essere umano nutrendosi di vegetali o di animali si nutre della sintesi di tutto ciò che esiste nell’universo.

            L’essere umano è chiamato dall’evoluzione ad ampliare la sua sfera percettiva, a non concepire le cose come entità isolate ma come tessere di un solo grande mosaico, come note della stessa sinfonia, come membra del medesimo organismo e a capire che l’esistenza di ognuno è assicurata grazie alla coesistenza con tutto ciò che lo circonda. Senza la diversità chimico-biologica nulla esisterebbe nell’universo. Da questo se ne deduce che finché una sola parte dell’umanità è sofferente, malata, denutrita o violentata, l’intera umanità è in pericolo di vita. Finché gli animali sono sofferenti, imprigionati o uccisi dall’uomo le vibrazioni di terrore che ne scaturiscono ricadono pesantemente sull’intero contesto umano, perché tutto è inscindibilmente ed intrinsecamente collegato.

Franco Libero Manco

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