Il pensare positivo e l'ipocrisia cristiana



"La scelta c’è dove c’è confusione. Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione." (Jiddu Krishnamurti)

Domanda: Amato Maestro, la tecnica del “pensiero positivo”, è utile
per risvegliarsi? Oppure ottunde la consapevolezza di essere in
prigione e il desiderio di diventare liberi?

Osho: La tecnica del pensare in positivo non è una tecnica che ti
trasforma: si limita a reprimere gli aspetti negativi della tua
personalità. E’ una tecnica basata sulla scelta. Non può giovare alla
consapevolezza: va contro la consapevolezza. La consapevolezza è
sempre senza scelta. Pensare in positivo, significa semplicemente
forzare il negativo ad andare nell’inconscio, e condizionare con
pensieri positivi la mente cosciente. Ma il guaio è che l’inconscio è
molto più forte, è nove volte più forte della mente cosciente. Per
cui, quando una cosa diventa inconscia, essa diviene nove volte più
forte di quanto non lo fosse prima. Magari non si manifesta più nella
vecchia maniera, ma trova nuovi modi di espressione.


Quindi, la tecnica del pensare in positivo è poco efficace, priva di
una profonda comprensione, e continua a fornirvi idee sbagliate su voi
stessi. Il pensare in positivo è nato da una setta cristiana
americana, che prese il nome di “Christian Science”. Per evitare la
parola “Christian” e avere in tal modo più presa sulla gente, un po’
alla volta fu abbandonata la vecchia etichetta, e si limitò a parlare
della filosofia del “pensiero positivo”. Christian Science – questa è
la fonte originale – avanzò l’idea che tutto quello che vi succede
nella vita, non è altro che una proiezione del pensiero. Se volete
essere ricchi, “pensate alla ricchezza e arricchitevi”. E’ attraverso
il pensare in modo positivo che ci si arricchisce, che si diventa più
ricchi… che i dollari cominciano a venire verso di voi.


Mi viene in mente un aneddoto. Un giovane incontra per strada
un’anziana signora. La signora chiede: “Cos’é successo a tuo padre?
Non viene più alle nostre riunioni settimanali di Christian Science,
ed è il membro più anziano, quasi il fondatore della nostra società”.
Il giovane risponde: “E’ malato, e si sente molto debole”.


La donna ride, e ribatte: “E’ solo il suo pensiero e nient’ altro. Lui
pensa di essere malato, ma non lo è. E pensa di essere debole, ma non
lo è. La vita è fatta di pensieri: diventi ciò che pensi! Digli di
ricordarsi l’idea che ci ha predicato per anni. Digli di fare pensieri
sani, di pensarsi forte e vigoroso!” Il giovane conclude: “Gli
riferirò il suo messaggio”.


Otto, dieci giorni dopo, il giovane incontra di nuovo la donna, che
gli chiede: “Cos’è successo? Non gli hai riferito il mio messaggio?
Perché continua a non venire alle riunioni settimanali?” E il giovane
risponde: “Gli ho riferito il suo messaggio, signora; ma ora lui pensa
di essere morto. E non lo pensa solo lui… tutti i vicini, la mia
famiglia, perfino io stesso, pensiamo che sia morto. E non vive più
con noi: è andato a stare al cimitero!”


Christian Science ha un approccio superficiale… può aiutare in certi
casi: in particolare, si possono modificare quelle situazioni che sono
realmente create dalla vostra mente. Ma non tutta la vostra vita è
creazione della mente.


Parlano un linguaggio più filosofico, ma la base è la stessa: se pensi
in negativo, ti accadranno cose negative; se pensi in positivo, ti
accadranno cose positive. E in America questo genere letterario ha
molta fortuna. In nessun altro posto al mondo il pensare in positivo
ha avuto alcuna presa… perché è una cosa puerile. “Pensa di essere
ricco e diventalo”… tutti sanno che è una pura e semplice assurdità.
Ed è nocivo, è pericoloso per te.


Le idee negative della tua mente devono essere rilasciate, non devono
essere represse da idee positive. Occorre che tu crei una coscienza,
che non è positiva, né negativa. Quella sarà una pura coscienza. In
quella pura coscienza, vivrai la più naturale e gioiosa delle
esistenze.


Se tu reprimi una qualsivoglia idea negativa perché ti fa star male
per esempio, se sei arrabbiato, e reprimi la tua rabbia sforzandoti di
cambiare quell’energia in qualcosa di positivo, come cercare di
sentirti in amore verso la persona verso cui provavi rabbia, oppure di
sentire compassione per lei, sai benissimo che stai ingannando te
stesso. A un livello molto profondo la rabbia rimane tale: stai
semplicemente dando una mano di bianco, per coprirla. In superficie
puoi sorridere, ma il tuo sorriso si limiterà alle tue labbra. Sarà
una ginnastica delle labbra: non sarai connesso con te, col tuo cuore,
col tuo essere. Tra il tuo sorriso e il tuo cuore, stai mettendo una
barriera: l’emozione negativa che hai represso.


E non si tratta di una sola emozione: nella tua vita ci sono migliaia
di emozioni negative… non ti piace una persona; non ti piacciono tante
cose; tu stesso non ti piaci; non ti piace la situazione in cui sei.
Tutta questa immondizia, continua ad accumularsi nell’inconscio, e in
superficie prende forma un ipocrita, che dice: “Amo tutti quanti.
L’amore è la chiave della beatitudine”. Ma non traspare alcuna
beatitudine nella vita di una persona così! Dentro di lei esiste un
vero inferno. Può ingannare gli altri, e se continui a ingannarli per
un tempo sufficientemente lungo, finisce per ingannare anche se
stessa. Ma questo non è un cambiamento. E’ solo sprecare la propria
vita… che ha un immenso valore, perché una volta buttata via, non si
può riaverla indietro.


Il pensare in positivo, se lo si vuole chiamare col suo vero nome, non
è altro che la filosofia dell’ipocrisia. Quando vi viene voglia di
piangere, essa vi insegna a cantare. Ci puoi riuscire se ci provi, ma
quelle lacrime represse verranno fuori in un altro momento, in
un’altra situazione. Esiste un limite alla repressione. E la canzone
che stavi cantando è del tutto insignificante: non la sentivi, non
nasceva dal tuo cuore. Essa nasceva solo dal fatto che questa
filosofia dice di scegliere sempre ciò che è positivo.


Io sono assolutamente contrario al pensiero positivo. Sarai sorpreso
di sapere che se non scegli, se rimani in una consapevolezza libera da
scelte, la tua vita comincerà a esprimere qualcosa che non è né
positivo né negativo, qualcosa di superiore a entrambi. Per cui, non
sarai un perdente. Non sarà positivo, non sarà negativo, sarà
esistenziale. Quindi, se ci sono lacrime, esse avranno una loro
bellezza; avranno una loro canzone. Non occorre che tu sovrapponga ad
esse un’altra canzone: esse provengono dalla gioia, dall’appagamento,
non dalla tristezza o dal fallimento. E se la canzone esplode, non
sarà contro le lacrime o la disperazione: è semplicemente
l’espressione della tua gioia… non è contro nulla né a favore di
qualcosa. E’ semplicemente il fiorire del tuo essere; ecco perché la
chiamo esistenziale.

Il pensare in positivo, ha condotto l’America su una strada
sbagliatissima: ha reso la gente ipocrita. Oggigiorno, è la filosofia
che, in America, ha maggior presa. Di fatto non è nemmeno una
filosofia: è solo spazzatura. Essa non comprende la psicologia
dell’uomo, non è radicata nelle scoperte della psicologia, né in
quelle più profonde della meditazione. Si limita a dare speranza alla
gente, a persone che stanno perdendo ogni speranza.





Tratto da: The Transmission of the Lamp – 13 giugno 1986 – renudo.it

Chiunque è un "illuminato", se vuole...



Nessuno vi impedisce di illuminarvi. Allora perché non siete illuminati? Nessuno al mondo ha alcuna intenzione di ostacolarvi. C’è da comprendere qualcosa di vitale importanza e vorrei proprio chiarirvi la vera natura dell’impedimento. Certamente non siete voi a impedirla. E l’esistenza, dal canto suo, è felice se vi illuminate, ne gode. In ogni uomo che s’illumina danza l’intero universo: una sua parte, che vagava brancolando nel buio, è finalmente tornata a casa, nella pienezza della sua gloria. Tutta l’esistenza lo accoglie con una pioggia di fiori. Dunque, non si tratta di un impedimento dell’esistenza e non ci sono neppure ostacoli da parte vostra. Ma allora chi è che ostacola l’illuminazione?
Perché sicuramente ci sono degli ostacoli, altrimenti non ci sarebbe bisogno di illuminarvi, sareste già illuminati. Non ci sarebbe bisogno di un maestro a spiegarvi tutto questo. È una cosa un po’ complicata, ma non tanto da impedirvi di capirla e superarla.

Secondo Dogen – e io sono perfettamente d’accordo – è come la Luna che si riflette sull’acqua. Non c’è sforzo da parte dell’acqua affinché la Luna si rifletta. Non ci sono comandamenti da seguire, dottrine da praticare né particolari posizioni Yoga affinché la Luna possa riflettersi nell’acqua. Non c’è nemmeno desiderio, non c’è attesa ansiosa, neppure una piccolissima parvenza d’attesa! Ed è la stessa situazione anche da parte della Luna: la Luna non ha alcun desiderio di essere riflessa. Sono entrambi privi di desideri, ma il riflesso accade comunque, da solo.

È così anche per l’illuminazione: il tuo essere Buddha improvvisamente si riflette in una consapevolezza tranquilla e silenziosa. Ma il lago deve essere immobile. Se ci sono troppe increspature o troppe onde, il riflesso si può infrangere.

La vostra consapevolezza ha il suo modo di provocare onde e increspature. Che altro sono i vostri pensieri se non increspature su un lago? Che cosa sono le vostre emozioni, i vostri stati d’animo, i vostri sentimenti? Che cos’è tutta la vostra mente? Solo un turbinio. E a causa di questo scompiglio non riuscite a vedere la vostra vera natura. Continuate a sfuggire a voi stessi. Incontrate tanta gente nel mondo e non incontrate mai voi stessi.

Dogen ha ragione, l’illuminazione è il tuo stato naturale, naturale come la Luna che si riflette su un lago silenzioso. Non c’è sforzo da nessuna delle due parti, non c’è desiderio… succede così.

Ma a voi non è stato permesso di essere come un lago limpido e silenzioso. Vi hanno buttato addosso tanta immondizia, in nome della religione, della politica, della società ed è quella la barriera. E la povera Luna non può riflettersi su di voi. Dovete distruggere totalmente il muro che vi impedisce di vedere le cose come sono invece di come vi hanno detto che sono. Dovete liberarvi di tutte le ideologie che vi hanno trasmesso, di tutti i vostri condizionamenti.

All’uomo sono stati imposti così tanti strati rispetto a ogni cosa... e crede che quei pensieri siano suoi. In quanto ricercatori spirituali dovete distinguere molto chiaramente tra ciò che è vostro e ciò che vi è stato imposto. E quando comincerete a fare ordine, vi stupirete di scoprire che non c’è niente di vostro.

Ognuno di voi è solo un lago silenzioso. Da quel lago nasce la vostra buddhità. Quella è la vostra natura nella sua purezza, nel suo splendore, nella sua beatitudine. E nessuno sta cercando di impedirvi di illuminarvi.

Quella gente – gli insegnanti, i genitori – non erano consapevoli, erano inconsapevoli proprio come… Anche loro erano vittime dei loro genitori, dei loro insegnanti, dei loro rabbini e dei loro pandit, dei loro shankaracharya e dei loro papi. Erano vittime e vi hanno lasciato in eredità tutta la loro sofferenza e la loro infelicità. Ora dovete mettere da parte tutto questo fardello. La vostra vera natura è quella di un Buddha. Basta che mettiate da parte tutto quello che non nasce dal vostro intimo, che non fiorisce dentro di voi.

All’inizio, in un certo senso, vi sentirete impoveriti. Tutta la vostra conoscenza se n’è andata, tutte le vostre superstizioni, le vostre religioni, le vostre ideologie politiche se ne sono tutte andate, vi sentirete molto poveri. Ma questa povertà ha un valore immenso, perché è solo da lì che può nascere la vostra ricchezza naturale, possono nascere i vostri fiori, le vostre estasi naturali.

L’uomo naturale non è distrutto dall’illuminazione. Ma voi non siete naturali, siete contaminati.

E tutti danneggiano gli altri creando queste condizioni. In una società migliore non si insegneranno ai bambini la religione e la politica. Si insegnerà a pensare con la propria testa, a dubitare, non a credere. Si insegnerà a essere più intelligenti, più riflessivi. E tutto il mondo sarà pieno di illuminati.

L’illuminazione è semplicemente il vostro stato naturale. Questo è il grande contributo dello Zen. Tutte le altre religioni vi chiedono principalmente di credere. Lo Zen no. Tutte le altre religioni vi chiedono di credere in dio, nel paradiso, nell’inferno. In tutte le altre religioni dovrete credere a un numero infinito di cose. Nello Zen non vi sarà richiesto.

Tutto il suo impegno sta nello scoprire il proprio sé naturale, che ora è coperto dalla polvere di ogni genere di buone intenzioni, di bei pensieri, di profonde convinzioni. Tutta quella polvere deve essere spazzata via. E a quel punto vi troverete da soli nel vostro stato naturale.


Un haiku di Hoitsu:

Buddha: fiori di ciliegio al chiaro di Luna

Così semplice, così bello…

Buddha: fiori di ciliegio al chiaro di Luna


Ryota ha scritto:

Un chiaro di Luna così splendente: se mai dovessi rinascere, un pino d’altura!

Se mai dovesse rinascere, chiede di essere un pino d’altura. Una Luna così bella splende sul pino in cima

alla collina…


Questi non sono poeti comuni. Esprimono un autentico anelito a essere naturali, in pace, silenziosi… un pino d’altura! Perché l’uomo appare così folle!


Un altro poeta Zen:

Cercarla mi ha tolto le forze. Una notte ho piegato il mio dito puntato… mai una Luna così!


Questi sono poeti naturali. Hanno abbandonato ogni ideologia. Hanno cominciato ad avere relazioni con i pini, le nuvole e i fulmini. Con le colline, i fiumi, l’oceano. Sono fuoriusciti dal mondo umano che è assolutamente falso e hanno ritrovato le loro radici nella natura.

Questa, nella mia visione, è l’unica religione al mondo che meriti di essere definita “religione”. Tutte le altre sono mero sfruttamento dell’uomo e della sua ricerca di sé. Sono deviazioni, distrazioni. Vi allontanano da voi stessi, non vi conducono a casa.

Una domanda: 
"Osho, mi sembra che Dogen sostenga che l’illuminazione è tanto più potente, quanto più profondamente tocca l’essere di chi la raggiunge. È vero che non esistono gradi nell’illuminazione – o si è illuminati oppure non lo si è – ma che l’illuminazione, come il vino, invecchiando migliora?"

Non ci sono gradi dell’illuminazione: o sei illuminato o non lo sei. Ma certamente, man mano che si fa più profonda, l’illuminazione matura e raggiunge le tue stesse radici. È una metafora appropriata: come il vino, migliora col tempo.

C’è chi fa collezione di vini. Puoi trovare vini di cinquant’anni, di cento anni. Sono tutti vini. Anche il vino fresco, appena prodotto dalla vigna, è vino. Ma un vino di cento anni ha raggiunto un’intensità e un corpo che non trovi nei vini novelli. Nel mondo esistono intenditori che sanno dire esattamente, solo assaggiandolo, l’età del vino.

In un pub successe che un uomo disse al barista: “Scommettiamo cento euro che qualsiasi vino mi darai da assaggiare io ti dirò la sua esatta età?”. Era improbabile, visto che la degustazione del vino è un’arte molto eccelsa, quindi il barista accettò. Ogni volta l’uomo diede la risposta giusta e il barista dovette dargli cento euro.

Continuò ad assaggiare e a dire l’età giusta. Era così incredibile, tutti i clienti e gli ubriachi seduti qua e là si raccolsero intorno a loro e persino chi era ubriaco fradicio si svegliò: “Che succede?”. L’uomo era sorprendente.

Poi all’improvviso arrivò un uomo dal retro del bar e disse: “Voglio partecipare anche io, perché ho un vino. Se riesci a dirmi…”.

Gli offrì un calice pieno. L’uomo assaggiò, sputò e disse: “Idiota, questa è urina umana!”. L’altro disse: “Ma di chi? Lo so che è urina umana, ma di chi? Se non sai dirmi di chi è non sei un grande sommelier!”.

Certamente l’illuminazione non ha gradi, ma col passare del tempo diventa più profonda, più acuta, più matura. Diventa sempre più ricca.

Tratto da: Osho, Dogen The Zen Master: A Search and a Fulfillment  di prossima pubblicazione in italiano con Risveglio Edizioni



(Fonte: Uqbar Love 177)

Siediti lungo la riva del fiume ed aspetta....



"Siediti lungo la  riva del fiume ed aspetta.... prima o poi vedrai il cadavere del tuo nemico portato dalla corrente" (detto cinese)

L'antica saggezza dei popoli più progrediti ci insegna a non
coinvolgerci nei mutevoli eventi del "divenire", cioè la corrente del
transeunte, del contingente, che lascia sempre il tempo che trova; ad
investire, piuttosto,su quelli che sono i valori immutabili, che si
collocano su di un altro piano di realtà, superiore al nostro, una
dimensione metafisica - un mondo parallelo secondo la fisica
d'avanguardia- nella quale ha radice, in ultima analisi la nostra
realtà. Dunque operare sul piano materiale significa operare sugli
effetti, mentre il mondo delle cause ci sfugge.


Gli antichi saggi erano a conoscenza di tali dinamiche che governano
lo stato delle cose, ed è per questo che sostenevano che prendere
parte alle dinamiche di questo mondo è come giocare a cow boys e
indiani,cioè è un lavoro totalmente inutile e dispendioso a livello
energetico, quando quelle stesse energie potrebbero essere convogliate
con molta più efficacia nel prendere contatto con le realtà superiori
di cui si diceva, e vedere la foresta dal di fuori nella sua interezza
mentre coinvolgersi nelle dinamiche del mondo significa solo vedere
qualche albero attorno sè perdendo la visione d'insieme. La vera
azione , dice il Tao,è la "non-azione", che non significa passività,
ma significa agire - tramite un impegnativo lavoro di trasformazione
di sé in primis -a sul piano in cui l'azione davvero conta, perché è
il piano delle cause.Certo,è molto più facile seguire la mentalità
corrente, da pecoroni ( e in questo caso non neri,ma bianchi come
tutto il gregge) privi di originalità di pensiero che ci dice di
indignarci di fronte ai fatti incresciosi che accadono nel mondo, per
i politici che prendono pensioni d'oro,per questo e per quell'altro:
ci sarà sempre qualcosa che fa indignare, che suscita scandalo, che ci
sembra ingiusto. Inutile dire che tutto questo epidermico e
superficiale dispendio psichico ed emotivo non solo è totalmente
inutile, ma è anche deleterio,perché distrae l'attenzione da quello
che veramente conta: la coscienza appunto che tutto questo non è che
un riverbero,un flebile riflesso di cose molto più reali, molto più
solide, molto più certe perchè, appunto,immutabili. E così si perde il
proprio tempo ed energia psichica incazzandosi con quei politici
corrotti, o con gli americani cattivi, con questo o con quello, e
mettendo su facebook un' enorme quantità di post (che noia, gente!) di
tutta questa robaccia, che ripetono in continuazione lo stesso film,
visto, rivisto e stravisto, le stessa banalità che oggi sembrano (a
loro) di primaria importanza e domani saranno altrettanta carta
straccia, caduta nel dimenticatoio della storia. Ogni energia
convogliata verso un obiettivo,sia essa positiva o negativa,lo carica,
lo alimenta, e tutto questo interessarsi di tutta questa immondizia
non ce ne libererà mai, anzi incatena sempre più le persone a questa
negatività imperante ,a questa azione ciclica,ripetitiva,
inconcludente, dando ancora più forza alle energie che stanno dietro
all'evento o situazione che si condanna.Possibile che non ci si renda
conto che non solo tutto questo pubblicizzare queste situazioni
negative non risolve assolutamente nulla, ma ha come risultato un
vortice di immedesimazione in una rabbia che non sfocia in nulla? In
altre parole,si ottiene proprio il contrario del proprio scopo.


"Egli non si esibisce, perciò risplende
Egli non si afferma e perciò si manifesta
Egli non si vanta, e perciò riesce.
La Via è costantemente inattiva, eppure non c'è niente che non si faccia"
-Tao Te Ching, XXII e XXXVII


Cerchiamo di imparare qualcosa da chi è stato (molto)più saggio di noi.


Simon Smeraldo

Cristianesimo rivisitato, senza favole aggiunte...



Il cristianesimo che noi conosciamo non ha proprio niente a che
vedere con quello originale, che nemmeno si chiamava così, a causa di
quello che vi è stato costruito attorno, le sovrastrutture, l'inganno
e la manipolazione ai fini di potere non inficiano la verità di certi
insegnamenti che ritroviamo nei vangeli, insegnamenti che ricalcano
principi indiscutibilmente universali del tutto in sintonia con le
verità affermate da tutte le correnti spirituali. Poi questi testi
sono stati anch'essi "riveduti e corretti" e vi si è aggiunto
l'aspetto teologico (tipo "Gesù è il figlio incarnato di Dio" o "è
morto sulla croce per i nostri peccati" o "Gesù ti dà la vita eterna"
eccetera: invenzioni pure e semplici). Tutte queste sono
interpolazioni di una verità che non solo non era affatto quella (il
"vero" Gesù era un leader ebraico che lottava per l'indipendenza e non
si sarebbe mai sognato di creare una religione come quella che porta
il suo nome. ); ma che - grazie all'operato dei Padri della Chiesa e
dei papi poi - fanno passare in secondo piano le immense verità
contenute in molti passi evangelici, oscurandole dietro il velo
scandaloso della loro "rilettura" a loro uso e consumo e
comportamento. E' facile vedere in queste affermazioni di
indiscutibile verità globale - fra l'altro molto più evidenti e
ricorrenti nei vangeli gnostici, naturalmente messi all'indice dalla
Chiesa per zittire la verità- il concorso esterno di veri e propri
filoni esoterici e iniziatici e influenze anche di altre correnti
spirituali (tipo buddismo). Il discorso è molto lungo e complesso,però
non credo che sia lecito etichettare "tutto" il messaggio cosiddetto
cristiano (e ripeto,questo termine non si può assolutamente prendere
come identificatore di molte grandi verità contenute nei vangeli) come
farabutteria. Questo si può e si deve applicare all'ignobile Chiesa
che si definisce, falsamente, cristiana. Leggere per credere. Si fa
presto a dismettere in blocco qualcosa senza averne una conoscenza
approfondita. Leggete il cap. 6 di Matteo e avrete un'idea di quel che
intendo dire, ma molti altri passi dei vangeli sono altrettanto
illuminanti. Poi naturalmente in ogni corrente spirituale sono presenti
elementi metafisici con cui si può concordare o meno: ma questo è un
altro discorso.


Simon Smeraldo

Attira di più la puzza od il profumo? Cronistoria olfattiva...



"Sto arrivando, non lavarti", scriveva Napoleone alla moglie prima di raggiungerla tra una battaglia e un'altra. Questione di gusti. Ma è vero che la storia dell'Uomo è sempre stata anche storia dei suoi odori, e dei profumi per nasconderli. Saggi e perfino romanzi non mancano, come "Storia sociale degli odori", di Alain Corbin, "Miasmi e umori" di Carlo Cipolla, o "Il profumo", romanzo del tedesco Patrick Süskind.

Si ha un bell’amare gli Antichi, ma a meno che non fossero appena usciti da una piscina (il che era frequente solo a Roma, vale a dire nella Repubblica o nell'Impero di Roma), puzzavano. E puzzavano molto. A proposito, non meraviglierà sapere che un famoso profumo del primo 900, ai tempi del Piacere di D’Annunzio e della cosiddetta Belle Epoque, tuttora in vendita, aveva grazie allo scuro patchouli e ad altre essenze, qualcosa del caratteristico, imbarazzante odore scuro di cadavere o feci. Probabilmente conteneva scatolo. Per confondere odore del corpo e profumi. Non meraviglia, perciò, che per coprire il puzzo del corpo umano, allora comune non solo tra i poveri, venissero usati odori pesanti, grevi, scuri, al limite del puzzo. 


Come tuttora accade in Oriente, appunto, dove le condizioni igieniche sono sempre incerte. Mentre oggi in un Occidente più pulito è naturale che si preferiscano profumi leggeri e acuti, "di testa", come agrumi, erbe e fiori leggeri.

Ma torniamo al periodo classico. Il sapone non esisteva: tutt’al più – e per molti era un evento – ci si massaggiava con olio e con cenere (ricca di potassa). I futuri componenti del sapone, insomma, erano messi insieme all’istante, sulla pelle. La poltiglia nera veniva raschiata via accuratamente con un curioso coltello a falce, lo strigile. Poi ci si asciugava con un panno. Ma pochi e di rado potevano permettersi questo drastico sgrassaggio naturale. Al popolo non restava che immergersi nelle acque fredde d’un torrente: e dopo poche ore la puzza tornava.

Eppure, anche le persone più sozze erano in grado di percepire chi puzzava, a loro dire, ancora più di loro: i forti mangiatori di aglio. "Puzzare come un rematore", si diceva a Roma. L’aglio era largamente consumato da operai, militari, sportivi, marinai vogatori e contadini. Perché, si sa e si sapeva, "dà vigore". Ad ogni modo, finita la grande e pulita civiltà romana, quando la Chiesa nei secoli bui proibì agli uomini e alle donne di frequentare le terme, e quindi rese loro difficile lavarsi, l’essere umano – anche se era un re – dovette convivere coi propri cattivi odori. I medici ignoranti sostenevano che lavarsi fa male? Ed ecco che la gente cominciò a cambiarsi – di rado – la camicia senza lavarsi. I profumi erano un lusso in più, che pochissimi potevano permettersi, per coprire i cattivi odori. 

Questo malcostume durò secoli, si può dire fino alla fine del 700. Il tardo ‘800 igienista e naturista, e ancor più il Novecento, vollero finalmente tornare alla pulizia degli antichi Romani, superandola con le nuove nozioni scientifiche: acqua, luce, sole, aria, corpo nudo, massaggi. Nacquero le stanze da bagno familiari, con vasche, docce, lavandini. 

Nico Valerio

La legge del contrappasso e le "eterne" sirene dell'illusione



La fiaba è molto nota, e come si sa narra di una cittadina assediata dai ratti, di cui non si riusciva a trovare il modo di sbarazzarsi. Compare uno straniero che, dietro compenso, si offre di risolvere il problema. Il borgomastro (siamo in Germania) accetta, e detto fatto, l'individuo, suonando il suo flauto, attira a sé tutti i topi e si fa seguire da loro fino al fiume, dove i roditori annegano in massa. A questo punto i cittadini di Hamelin non ne vogliono sapere di pagare il pifferaio, e questi, per vendetta, sempre suonando il flauto, attira a sé tutti i bambini del paese e anch'essi annegano nel fiume. 

Come la maggior parte delle fiabe, almeno quelle più note e significative, anche questa storia nasconde sotto le apparenze ingenue un senso molto più profondo.


Va precisato innanzitutto che le fiabe non sono nate come storie di intrattenimento infantile, ma sono una sorta di memoria storica,alla pari dei miti, non di eventi propriamente detti, ma piuttosto di situazioni archetipiche, di eventi della psiche collettiva. Esse, proprio come i miti,si avvalgono del linguaggio simbolico, che dice senza dire;, o meglio travisa i suoi significati dietro parabole, o metafore,in maniera da colpire nel segno in modo diretto,non mediato dal processo logico-razionale, ma facendo appello all'intuizione. Insomma, il linguaggio "fatato" o mitologico" si rivolge direttamente all'inconscio e alla parte immaginativa dell'uomo, rispondente all'emisfero destro del cervello. In tal senso,come disse il filosofo platonico Damascio nel IV secolo riferendosi ai miti, "queste cose non sono mai successe, eppure accadono sempre" indicando così una modalità atemporale delle storie mitiche, e al tempo stesso il loro eterno presente, la loro perenne attualità, in quanto ricalcano modelli di pensiero e di vita ricorrenti nell'umanità. Come disse il Principe di Salina nel libro "Il Gattopardo", riferendosi alla realizzazione del'Unità d'Italia e all'incorporazione del Regno delle Due Sicilie da parte del Regno di Savoia : "le cose devono cambiare per poter rimanere le stesse". Ma questo è un altro discorso.


Per tornare al nostro pifferaio, quali significati possiamo ricavare da questa storia così insolita anche a livello delle fiabe, che in genere propongono elementi sempre ricorrenti?


Posso offrire una possibile interpretazione mia personale e soggettiva.


Secondo me il pifferaio rappresenta un po' la nemesi dell'umanità, o meglio i due possibili atteggiamenti di fronte agli eventi e alla storia : una specie di bivio. Scegliendo una determinata prospettiva, si viene liberati dal "male"-passatemi questo termine banalotto. I ratti che fanno?Mangiano il cibo degli uomini, quindi,in un certo senso, lo alienano dalla sua vera vita, lo privano del giusto nutrimento, quello dello spirito in primis. Ed ecco che appare il pifferaio-ossia,un evento, una corrente di pensiero, un atteggiamento possibile verso la vita; seguendo il quale ci si libera dei problemi, si è affrancati da un peso. Ma la reazione della gente, nella fiaba come nella vita, è di seguire la linea opposta,cioè scegliere la materia: non vogliono sganciare i quattrini, in altre parole non vogliono rinunciare ai propri agi e a ciò di cui invece - se avevano promesso di darlo è perché potevano permettersi di farlo - possono fare a meno, ed è il prezzo da pagare per essere alleviati dai problemi (in questo caso i topi, ma nella vita comune tutti quei "vampiri energetici" che succhiano tempo e forza vitale).


Ed ecco il secondo atteggiamento: poiché il prezzo da pagare non è stato corrisposto, il pifferaio- cioè l'evento, o la corrente di pensiero, quale che sia - che fa leva sulla coscienza collettiva, si mette a trainare il "bambino" dentro di noi per portarlo alla propria distruzione: leggi le varie mode passeggere, come la posizione mentale nei confronti di certi fenomeni o realtà (inutile fare un elenco, ma si può solo fare un esempio prendendo le mode di abbigliamento o di arredamento o anche i modelli delle automobili: quello che cinquant'anni fa era il non plus ultra adesso fa ridere i polli. Così come il concetto di bellezza femminile: un centinaio di anni fa la donna opulenta, giunonica, era considerata l'ideale,mentre oggi bisogna che siano filiformi o giù di lì (Ventre rigorosamente piatto. Ma volte mettere una certa rotondità proprio lì?). 

Mutatis mutandis. Alla stessa stregua molte certezze e valori di base dell'uomo, indipendenti dalle mode o dagli atteggiamenti mentali delle varie maggioranze, vengono oggi messi in discussione dai vari pifferai moderni, tanto che all'uomo viene sottratto -per sua stessa acquiescenza - ogni saldo punto di riferimento della coscienza per metterlo in balia di ogni venticello, che li trascina nella corrente del transeunte, del contingente, della mutevolezza insipida e superficiale. E' indiscutibile che in tutte le tradizioni spirituali questo atteggiamento ondivago è considerato "out", poiché ciò che vale realmente è ciò che, alla prova del tempo, rimane invariato ("antiche come la montagne" diceva Gandhi). Ma i bambinoni - o bamboccioni - di sempre e come sempre si fanno abbindolare da qualsiasi musica ciarlatanesca.... e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Bella civiltà, no?

Simon Smeraldo

2020.. il nuovo messia e la fine del mondo


Parecchi anni fa aiutai l'amico Peter Boom a rendere in italiano “2020 - Il nuovo Messia” un libricino di fanta-ecologia in cui si immagina la fine del mondo in seguito ad una serie di catastrofi ecologiche causate dall'uomo. A quel tempo, primi anni '90 del secolo scorso, già facevo parte del nascente filone bioregionale e della “deep ecology” (come allora si diceva), e trovai interessanti le tesi di Peter, che immaginava un goffo tentativo da parte dei potenti di salvarsi dalla distruzione planetaria per mezzo di “una nuova arca” (che accogliesse loro stessi e le loro donne) e finì miseramente in un boato atomico autodistruttivo. Insomma l'interrogativo era ed è se gli umani saranno in grado di ereditare la terra..

I mondi dell'uomo sono molteplici ma tutti nel pensiero.. uno solo è reale: questa Terra. Se non siamo in grado di conservare la nostra vita onorevolmente sulla Terra come potremo sperare la salvezza emigrando su altri pianeti? Come potremo sperare di essere accolti nel consesso della vita universale extraterrestre se non siamo stati in grado nemmeno di mantenere la vita sul nostro piccolo pianeta? Con ciò ritengo che l'esperimento della nostra sopravvivenza deve potersi avverare qui dove siamo... Inutile sperare in colonie sulla Luna, su Marte o su Venere.. inutile cercare l'acqua su quei mondi desolati se qui -dove ce ne è tanta- non siamo in grado di mantenerla pulita.

Eppure già ci furono diversi scienziati e spiritualisti illuminati che sin dagli albori della società dei consumi avvertivano l'uomo del rischio di uscir fuori dai binari dell'equilibrio scienza/vita. Oggi il treno umano sta deragliando con scintillio di schegge impazzite: OGM, avvelenamento chimico metodico della terra e dell'acqua, energia atomica sporca, deperimento sociale e morale, urbanizzazione selvaggia, distruzione delle risorse accumulate in millenni dalla natura, etc.

L'uomo nel corso della sua breve storia ha enormemente trasformato la faccia della Terra, perché egli può deliberatamente modificare quasi tutto quel che costituisce il suo ambiente naturale e controllare quel che cresce e vive in esso.

La trama della vita è però tanto delicata e tanto legati sono tra loro il clima, il terreno, le piante e gli animali, che se una componente di questo complesso viene violentemente modificato, se alcuni fili vengono tagliati all'improvviso, l'intero complesso subisce una modificazione. Questo è il significato intrinseco del Bioregionalismo e dell'Ecologia Profonda.

Per centinaia di anni -e soprattutto nell'ultimo secolo- l'uomo è stato la causa di deturpazioni, stermini ed alterazioni profonde... e questo malgrado la sua contemporanea capacità di creare abbellimento ed armonia. Il potere intellettivo che consente all'uomo di progettare e costruire è lo stesso che gli consente di distruggere. Con l'aumento smisurato della popolazione umana la capacità di procurare danni materiali come pure l'affinamento del pensiero e della riflessione sono cresciuti esponenzialmente.

Purtroppo questa nostra Terra non è un Paese di Bengodi od un corno dell'eterna abbondanza... le risorse del pianeta, pazientemente accumulate e risparmiate nel suo ventre, sono ora in fase di esaurimento. La biodiversità e la purezza del genoma vitale sono sempre più a rischio... molte specie animali resistono solo negli zoo o nei giardini botanici. In tutto il mondo moderno ogni nuova impresa economica e scientifica viene seguita da peste e malanni, lo sviluppo continuo equivale al consumo accelerato dei beni, nella incapacità di recupero ambientale e ripristino da parte della natura.

Occorre da subito e con la massima serietà e determinazione fermare la caduta, preservando le risorse residue e quel che rimane della vita selvatica, non solo per il mantenimento della bellezza naturalistica ma soprattutto perché l'armonia complessiva, cioè la reale sopravvivenza della comunità dei viventi (e dell'uomo stesso) dipende da quelle componenti.

Il futuro dell'umanità, infatti, non sta nella sua colonizzazione di altri pianeti del sistema solare bensì nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra.

Per questa ragione la biologia, l'ecologia profonda, la spiritualità della natura sono aspetti essenziali del nuovo paradigma coscienziale. Uno dei più grandi misteri vitali, che abbiamo il dovere di affrontare e risolvere, è quello relativo alla nostra vera natura. Ma le religioni e la scienza non saranno mai in grado di darci una risposta se non cominciamo a cercarla direttamente in noi ed attorno a noi. Altrimenti non saremo in grado di uscire dal meccanismo ripetitivo delle guerre, dello sfruttamento insensibile, dei conflitti razziali e interspecisti.

Umanità non è solo simbolizzata da questi bipedi antropomorfi e non è solo un agglomerato organico definito “corpo”. Possiamo dire che Umanità è la capacità di riconoscersi con tutto ciò che vive e pulsa energeticamente dentro e fuori di noi.

La Terra è la nostra casa, l'abbiamo avuta in eredità da un lento e laborioso processo globale della vita, ma siamo sicuri di poterla lasciare a nostra volta alle generazioni future nella stessa integrità e opulenza nella quale noi l'abbiamo ricevuta? La dignità umana si gioca anche in questo, accettiamo dunque la sfida posta alla nostra intelligenza. 

L'evoluzione ha una direzione univoca, la crescita della Coscienza, restiamo in essa! 

Paolo D'Arpini