Dall'empirismo allo scientismo (e ritorno) - Un altro giro di giostra nell'Universo


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Penso che poche persone si rendano pienamente conto della portata enorme, dell'umanità, della cosiddetta "rivoluzione copernicana", (poi perfezionata da Galileo), quando cioè fu scoperto che la Terra girava intorno al Sole e non viceversa come si era sempre pensato.

A differenza di molti, o forse dei più, ritengo che sia stato un impatto del tutto negativo.

In primo luogo, che cosa cambia per noi sapere che è la Terra che gira e non il sole? Per la percezione umana, oggi come allora - e infatti lo diciamo così, è il sole che sorge e poi tramonta. Che ce ne importa di conoscere il meccanismo che agisce al contrario? Non cambia proprio niente.

Quel che invece è cambiato, ed è una trasformazione epocale - anzi un dramma- è che tutto un universo di simbologie che si reggevano sul presupposto contrario è stato strappato all'uomo, aprendo la strada per la nefasta opera dell'illuminismo, che ha di fatto cancellato il trascendente dalla sfera umana.

Mi spiego meglio.

I simboli che offre la natura non sono casuali, né fini a se stessi, ma rappresentano realtà pertinenti ad un altro ordine di cose, quello non visto, ma più sostanziale. Essi sono stati modellati sulla psiche umana, affinché essa potesse percepire in modo mediato realtà superiori: nel caso del Sole che gira intorno a noi la coscienza di un progetto, di un'intelligenza il cui fine è "illuminare" l'uomo (non nel senso illuminista) fornirgli luce, calore e quell'energia che lo può elevare verso stati più alti dell'essere.
La scienza stessa si è trovata a rispolverare il concetto antropico, cioè quello che vede l'uomo come figura centrale nel contesto universale, ammettendo che l'esistenza della vita sulla Terra è un'alta improbabilità statistica: c'è circa una sola possibilità su un milione o più che tutti i fattori necessari alla vita umana siano miscelati in maniera così perfetta. Una sola virgola di troppo avrebbe impedito questo processo. 

Questo significa eliminare la "casualità" che accompagna ogni tesi scientifica, a partire dal Big Bang, teoria  secondo la quale un'esplosione avrebbe dato vita , del tutto casualmente, a un universo ordinato e dotato di leggi come quello che conosciamo. Questo equivarrebbe a dire che dall'esplosione di una tipografia ne verrebbe fuori l'enciclopedia Treccani.
Ma la scoperta di Copernico ha avuto come implicazioni la disposizione della psiche su di un piano orizzontale, senza più la verticalità della trascendenza: ha sradicato l'uomo dal suo contesto di significati consegnandolo alla piatta rassegnazione che l'uomo è solo un ingranaggio passivo in un ripetersi ciclico e insensato di sequenze temporali.

Il messaggio che ne deriva è: siamo soli nell'universo a bordo di un pianeta che gira a non finire. 

Un altro giro di giostra.

Simon Smeraldo
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Alcune domande sulla ricerca del Sé - Rispondono Ramana Maharshi ed Annamalai Swami


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Alcune delle domande poste a Bhagavan Sri Ramana:
D: Quando medito, il sonno mi sommerge. Non posso evitarlo. Che fare?
Bhagavan: Se io dico: “Mi sono svegliato”, s’intende che “io ho
dormito”. Quando sopraggiunge lo stato di veglia, noi dobbiamo essere
nella condizione nella quale eravamo quando dormivamo. Quando arriva
il sonno, dobbiamo svegliarci. E’ lo stato del sonno vigile.
D: Ciò mi è impossibile.
Bhagavan: Il più grande ostacolo è il pensiero “mi è impossibile”
D: Che fare quando questo pensiero s’impadronisce di noi e noi reagiamo?
Bhagavan: Non è vero che il pensiero s’impadronisce di noi e noi
reagiamo. Il pensiero che s’impadronisce di noi reagisce egli stesso.
D: Se è così, come posso controllare il mentale?
Bhagavan: Controllare il mentale implica la necessità di un secondo
mentale per controllare il primo. Cercare di controllare il mentale, è
come se qualcuno tentasse l’impossibile sforzo di misurare la sua
propria ombra.
Come eravamo nel sonno? Ora, siamo lo stesso “Io” (senza corpo e senza
mentale) di quello che eravamo quando dormivamo. Il nostro primo
errore è quello di lasciare questo stato e di prendere il corpo come
“Io”.
D: Bisogna distruggere l’ignoranza (ajnana). E’ così?
Bhagavan:  E' sufficiente cercare colui la cui ignoranza deve essere distrutta.


………..

Domanda rivolta ad Annamalai Swami:
D: Bhagavan diceva sovente ai suoi devoti di “restare tranquilli”.
Voleva dire “restare mentalmente tranquilli”?
A.S.: La famosa frase di Bhagavan “summa iru” (restate tranquilli) è
sovente mal compresa. Essa, non significa restare fisicamente
tranquilli; significa che dovete dimorare sempre nel Sé. Se ci
riposiamo fisicamente troppo, tamoguna (uno stato di torpore) appare e
predomina. In questo stato ci sentiremo pesanti e presi dal sonno.
Rajoguna (uno stato di eccessiva attività), a sua volta, produce
emozioni e un mentale agitato. In sattva guna (uno stato di quiete e
di chiarezza), c’è tranquillità e armonia. Quando si è in sattva guna,
se una certa attività mentale si rivela necessaria, essa si verifica,
ma nel resto del tempo c’ è tranquillità. Quando tamoguna e rajoguna
predominano, non si può ascoltare il Sé. Se predomina sattva guna, si
può sperimentare pace, felicità, chiarezza e assenza di pensieri
vagabondi. E’ questa la tranquillità di cui parla Bhagavan.

(Redazione a cura di  Sritha Lakshmi)

Il Dante Alighieri "populista" che non piacque alla chiesa cattolica


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Esiste un Dante Alighieri che Benigni non vuole o non può vedere. Un Dante reazionari. (diremmo oggi "populista"). Un Dante che sarà poi ripreso dal "cattolico belva" Domenico Giuliotti e da Ezra Pound.

Questo Dante, il vero Dante, ha scritto parole durissime contro l'immigrazione e contro la Chiesa che si rende complice di questa tratta di uomini. Basta leggere il sedicesimo canto del Paradiso, dove Dante, accompagnato da Beatrice, è a colloquio con Cacciaguida, il glorioso avo che trovò la morte durante la seconda crociata.

Dante chiede a Cacciaguida di parlargli di Firenze, di raccontargli come fosse nei tempi civili. Subito Cacciaguida si infiamma "come s’avviva a lo spirar d’i venti / carbone in fiamma, così vid’io quella / luce risplendere a’ miei blandimenti". Ricorda come gli abitanti di Firenze fossero un quinto rispetto a quelli che ci sarebbero stati 150 anni dopo dopo la sua morte: "Tutti color ch'a quel tempo eran ivi / da poter arme tra Marte e ‘l Batista, / eran il quinto di quei ch’or son vivi. Ma la cittadinanza, ch’è or mista / di Campi, di Certaldo e di Fegghine, / pura vediesi ne l’ultimo artista". Ovvero: la popolazione di Firenze, che ora è mescolata con gli abitanti di Campi Bisenzio, Certaldo, Figline Valdarno, era pura fino al midollo. Fino al più semplice degli artigiani.

E di chi è la colpa, secondo Cacciaguida e, quindi, anche secondo Dante? DellaChiesa che favorisce l'immigrazione dei toscani a Firenze: "Se la gente ch’al mondo più traligna / non fosse stata a Cesare noverca, ma come madre a suo figlio benigna, / tal fatto è fiorentino e cambia e merca, / che si sarebbe vòlto a Simifonti, / là dove andava l’avolo a la cerca". Ovvero: se la Chiesa non fosse stata matrigna nei confronti dell'imperatore e fosse stata amorevole nei confronti del figlio, certi fiorentini che ora passano il tempo a cambiar valute e a mercanteggiare sarebbero rimasti a Semifonte a chiedere l'elemosina come facevano i loro avi.


E Dante riconosce la causa prima della decadenza delle città nell'immigrazione indiscriminata: "Sempre la confusion de le persone / principio fu del mal de la cittade, / come del vostro il cibo che s’appone". Ovvero: la mescolanza delle genti provoca sempre il male delle città.

Hermes Alighieri - pressofficedante@gmail.com

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Esposizione dei simboli religiosi ed uso del potere finanziario come mezzo di controllo sociale e politico


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La mia lunga permanenza in India, luogo di profonda spiritualità e di sincretismo religioso, mi ha insegnato che non è necessario e nemmeno utile esporre nei pubblici uffici qualsivoglia simbolo religioso. Infatti per un rispetto delle pari opportunità e comunque di tutte le minoranze religiose presenti nel sub-continente, nelle aule scolastiche o nei luoghi pubblici non vengono esposti i simboli dei credo presenti nel sub-continente, che siano essi induisti, musulmani, buddisti, jainisti, cristiani, etc. Tali simboli eventualmente sono esposti solo nelle scuole gestite da enti religiosi, magari sotto forma di statue dei fondatori. Nelle aule pubbliche non ci sono immagini, se non quelle ufficiali dei Padri della Patria, come Gandhi, o del presidente della Repubblica.

Non così in Italia, nelle scuole e nei tribunali, in cui  viene esposto il crocifisso, ignorando la regola non scritta di una pari opportunità…

In ambito spirituale l’idea sincretica sarebbe la più laica… e questa idea era presente anche a Roma ed in tutti i paesi del vecchio continente, almeno sino alla supremazia dei due culti monolatrici oggi dominanti (cristianesimo ed islam), essa è l’unica forma di pensiero che garantisce pari dignità ad ogni credo religioso o ateo, considerandolo parte del patrimonio morale e filosofico dell’umanità.

La laicità dello Stato, sancita nella Costituzione, dovrebbe essere garantita dal governo della nazione in forma più sincretica e liberale…. Purtroppo  in Italia non siamo ancora giunti ad un vero affrancamento dalla dominanza del vaticano…

Vorrei qui aggiungere un’altra “ragione sporca”, oltre a quella religiosa, che impone all’Italia la sudditanza al vaticano. Tale ragione è sia politica (per la continua ingerenza delle gerarchie vaticane nelle decisioni governative dello Stato) che economica…

Sì avete letto bene… Nel mondo esistono due poteri economici molto forti, il primo è rappresentato dalle banche mondiali rette da finanzieri ebrei ed il secondo è la banca del vaticano, questi due poteri sono in lotta antagonista per accaparrarsi il dominio del mondo… Dagli ultimi dati si rileva che  stanno vincendo i potentati ebrei… ma il vaticano controlla ancora (almeno in parte) i paesi di matrice cattolica, come appunto l’Italia, e sapete perché?

Tutti i politici che hanno fondi sozzi da riciclare, tutti i mafiosi e collusi, tutti i commercianti di morte, i corrotti, etc. hanno depositi ed investimenti nella banca del vaticano… 

Paolo D'Arpini



"La buia notte dell'anima..." secondo Osho

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Osho, che cos’è la notte oscura dell’anima? Mi sta forse sfuggendo qualcosa?
Non ti sta sfuggendo nulla, nemmeno la notte oscura dell’anima: ci sei già dentro!
Essere inconsapevole delle tue azioni, dei tuoi pensieri ed emozioni crea la notte oscura dell’anima. Nel momento in cui sei consapevole di questi tre livelli del tuo essere… Il pensiero è il livello più superficiale, il sentire – le emozioni – è un po’ più profondo, e poi c’è l’essere: l’ultima cosa che devi disperdere quando arrivi al supremo.
Il processo è semplice, il processo è sempre lo stesso. Osserva, sii testimone, osserva i pensieri – senza alcun giudizio, senza condanne e senza giudicare…
Nel momento in cui dai un giudizio – a favore o contro – non sei più un testimone: sei già diventato parte del processo del pensiero.
Resta in silenzio, e guarda semplicemente ciò che passa sullo schermo della mente, allo stesso modo in cui guardi un film. Ricorda solo che sei un semplice spettatore. E lo stesso procedimento, quando sei riuscito a utilizzarlo al primo livello, ti renderà capace anche di osservare le tue emozioni, che sono più sottili.
La persona che vede i pensieri e resta silenziosa, resta testimone, diventa automaticamente capace di fare questo secondo passo. E molto presto sarai in grado di osservare i sentimenti, gli umori, gli stati d’animo, le emozioni.
Quando hai passato il secondo stadio, affronti il terzo… è il più profondo dentro di te, la sensazione dell’Io, la separazione tra te e l’universo.
In realtà non c’è separazione, nemmeno per un istante, separato non puoi nemmeno esistere. Sei in armonia con l’universo, in tutti i modi possibili. Ci sono innumerevoli ponti tra te e l’esistenza che ti circonda.
Ora osserva questo silenzio, questo ‘essere’, questa sensazione di ‘io sono’ – osserva e basta. Non c’è nient’altro da osservare, solo un piccolo territorio intorno a te.
Quando osservi i pensieri, i pensieri scompaiono.
Quando osservi le emozioni, le emozioni scompaiono.
Quando osservi l’essere, non sei più separato.
Resta solo il testimone, che è la tua realtà eterna. Non ha nulla a che fare con te: è universale. Il tuo testimone e il mio testimone non sono separati.
Il testimoniare, dovunque avvenga, è lo stesso. Non conosce né distanze di spazio né di tempo. Per il testimone non c’è spazio e non c’è tempo: non ci sono limiti.
Prima di arrivare a questo punto… tutto il resto è la notte oscura dell’anima.
Quando arrivi a questo testimoniare, nasce lo splendido giorno dell’anima.
Il sole sorge e non tramonta più.
Ma il solo ascoltarmi non ti sarà di aiuto. Dovrai praticarlo quanto più ti è possibile. Non occorre dedicargli del tempo in particolare: sederti in meditazione per un’ora o venti minuti, e osservare. Se hai tempo puoi sederti in silenzio e testimoniare, ma non è necessario. Puoi continuare a fare il tuo lavoro e continuare comunque a testimoniare.

Il punto è come rendere questo testimone sempre più forte, più robusto, in modo da poter perdere ogni identità. Solo una persona forte può perdere tutte le identità.
E quando sei in un silenzio totale… c’è luce, una luce che non è mai iniziata e non finirà mai. Può essere tua, devi solo reclamarne il possesso. Lo sforzo non è così grande come ti hanno detto le religioni.
Se cammini per strada, qual è il problema? Perché non puoi semplicemente osservare il camminare? Il punto non è ciò che stai osservando, il punto è che osservi, sei testimone. Qualsiasi cosa può aiutarti a rafforzare le tue energie di osservazione. Se guardi un bellissimo tramonto, non perderti, non dimenticare te stesso. Ricorda che sei solo un osservatore. Può continuare ventiquattr’ore al giorno senza che nessuno sappia cosa stai facendo. 

La religiosità non è qualcosa di cui il mondo debba venire a conoscenza.
È qualcosa che devi fare dentro di te. 

Inizia da questo preciso momento.
Questo silenzio immenso – migliaia di persone, ma sembra che non ci sia nessuno… osserva. Il rumore distante di un aereo… Resta un semplice testimone.
Poi continua a praticare la stessa cosa qualunque cosa fai, se mangi, se ti fai la doccia, o lavori in giardino o nei campi. Non importa cosa fai, quel che conta è che il testimone sia sempre presente.
All’inizio te ne dimenticherai molte volte, perché per molte vite non sei mai stato un testimone, eri sempre colui che agisce. È solo una vecchia abitudine: le vecchie abitudini sono dure a morire, ma prima o poi muoiono di sicuro.
Dipende tutto da te. Più ne fai un processo che è quasi come il respiro… Fai cose di ogni genere, e tuttavia continui a respirare. Non è che smetti di respirare solo perché stai scavando una buca nel terreno.
Osservare deve diventare come respirare. In realtà è il respiro dell’anima universale che contieni in te.
E quando hai ‘assaggiato’ anche solo un momento in cui sei universale… è arrivato il mattino. La notte oscura dell’anima è finita.
Tratto da: Osho, From Death to Deathlessness
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Karma - Azione e legge di causa ed effetto


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…nel nostro mondo di manifestazione esiste la legge del Karma… E tutto
quello che (ci) accade dipende da questa legge… Una persona fa (dice,
o pensa) una certa cosa e questo fatto mette in moto tutta una serie
di eventi e circostanze in linea con quella azione… Se l’azione è
buona crea effetti buoni, se invece è meno buona, ovviamente creerà
effetti spiacevoli. Il punto è che noi non abbiamo il controllo dei
nostri pensieri (e spesso, neanche delle parole e delle azioni…).

Così, questi pensieri sottili ci fregano e fanno originare quei fatti
spiacevoli (e purtroppo, noi non ne siamo consapevoli perché spesso
avvengono a distanza di tempo e spazio e non sempre a riguardo delle
stesse persone, (cioè, se uno ha un pensiero di rabbia, di invidia o
di qualunque altro tipo emotivo verso una data persona, è possibile
che a distanza di tempo (anche anni…) e in luoghi diversi quei
pensieri mi si ritorcano contro, con una energia negativa attivata
dalla risposta karmica, e potrà accadere che altre persone cercheranno
di farmi del male…

Tutto questo dipende soprattutto dalla nostra mente ignorante che NON
RICONOSCE IL VERO MODO DI ESSERE DEI FENOMENI, e quindi, CREDENDOCI
CIECAMENTE, li rende REALI e pertanto ci fa subire gli effetti di
questa nostra adesione e cieca credenza alla loro presunta realtà… Ci
vogliono ANNI di pratica meditativa profonda, a fianco di un vero
insegnante del vero Dharma, per capire tutto questo e darci
l’opportunità di far smettere di generare quel tipo di karma. Ed
inoltre, devi sapere che LE PREGHIERE SERVONO A POCO, nel senso che
fintanto che non si arriva alla vera Comprensione di come stanno
veramente le cose, anche le nostre preghiere o recite di mantra,
vengono espresse in modo dualistico, con la speranza che qualche
entità divina (purtroppo, non-reale neanche essa…), ci venga in aiuto
e in soccorso.

Perciò, ora sai… e dunque al momento il miglior consiglio che posso
darti è di distaccarti da questi tuoi pensieri che ti fanno credere a
quel fastidioso fatto… Cerca di evitare di rimuginarci sopra… Manda
via ogni tua interpretazione personale, e lascia cadere la cosa,
vedrai che in breve tempo quella cosa svanirà dalla tua mente e non ti
tormenterà più, perché l’effetto karmico si sgretolerà e passerà (come
d’altronde tutte le cose…). La tua arma in questo momento deve essere
la pazienza.

Nel Chan noi la chiamiamo ‘anupatthikadharmakshanti’, ed essa
significa “La paziente sopportazione dell’Increato – cioè di ciò che
non esiste in modo reale). Così, devi sopportare che la cosa passi,
lascia passare questo momento, NON REAGIRE e lasciala andare. Se tu la
dimenticherai essa non avrà più vera esistenza…

Alberto Mengoni - Centro Nirvana


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Restare nel Centro, senza pensieri, senza religione, senza ricerca alcuna… Questa è spiritualità Laica


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“La gioia consapevole nel mondo è la stessa dell’estasi nel Samadhi” (Shivasutra)

La nostra vita non è separata dalla Vita. La nostra esistenza individuale è parte dell’Esistenza totale, inscindibilmente connesse, inseparabili.

C’è nell’induismo una bellissima immagine che raffigura il Creatore, Brahma, attaccato con un cordone ombelicale a Vishnu. Vishnu in questo caso raffigura l’Uno da cui tutto procede e non soltanto il Conservatore. Ed anche noi siamo collegati all’ombelico del cosmo, poiché siamo un’espressione vitale dell’interezza della vita, dipendenti dalla Sorgente.

In una forma di meditazione zen ci si concentra sull’ombelico, hara in giapponese, che viene considerato il punto d’incontro dell’energia vitale, ki. Nel Tantra quel punto corrisponde al chakra in cui brucia il fuoco eterno, Manipura (plesso solare). Secondo altre scuole la base di collegamento con l’infinito, di cui siamo la manifestazione, è indicato in altre aree o chakra: nella base della colonna spinale, nel cuore, nella ghiandola pineale o sulla sommità della testa (la fontanella).

Poco importa la sua ipotetica “ubicazione” –che è solo una convenienza descrittiva in quanto come può essere “ubicato” quello che tutto contiene?- ciò che conta è che sicuramente per ognuno di noi esiste un “Centro”, una radice che nutre il nostro essere. Possiamo non esserne consapevoli ma il “Centro” esiste e si esprime in forma di Coscienza.

Secondo Abraham Maslow “l’attuazione di sé” significa divenire consapevoli di questo “Centro”.

Vivere lontano dal proprio “Centro”, che è il ponte che unisce la nostra esistenza individuale con quella Universale, corrisponde al sentirsi separati, “gettati su questo mondo” –usando le parole di Sartre. Ovvero ritenersi estranei e privi di radici con l’esistenza. Da ciò deriva una condizione di perenne inquietudine, che cerchiamo di soddisfare con i desideri e le scelte, ma il risultato é solo frustrazione, paura, incertezza e lotta… ed è una lotta che conosce solo sconfitta! Infatti come ci si può ribellare o tentare di modificare la vita quando noi stessi siamo una sua emanazione?

Perciò, nella spiritualità laica, la realizzazione, l’integrità, la “santità” (se preferite questo termine) consiste nel risiedere nel proprio “Centro”. Nel lasciarsi andare in profondità sino alle radici dell’Io.

E’ difficile? Sembra impossibile?

In verità è la cosa più semplice di questo mondo, poiché –come affermava Ramana Maharshi- non possiamo fare a meno di essere quel che già siamo, basta divenirne consapevoli: “Scendete alle radici stesse dell’io. Sperimentate ciò che siete nel profondo”.

Paolo D’Arpini


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La "solitudine" dell'uomo di conoscenza e la sua totale presenza in tutto ciò che è


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In un discorso inerente la "solitudine" del Jnani  fatto da  Nisargadatta Maharaj, riportato su "Io sono quello" il libro che raccoglie parecchi dialoghi del saggio,  è  affermato:  "L'uomo di conoscenza è solo
 ma è anche ogni cosa esistente. Non è neppure un essere umano. E’ l’essere di tutti gli esseri viventi. E neanche questo. Non bastano le parole a spiegarlo. E’ quello che è, è il terreno su cui tutto cresce ... La compassione e l’amore sono la sua più intima natura. Scevro di ogni predilezione, egli è  libero di amare! (…)   La realtà suprema si manifesta nelle più varie maniere, in innumerevoli forme e nomi. Tutto affiora e si reimmerge nello stesso oceano, la sorgente di tutto è una sola. Andare in cerca di cause e risultati è un passatempo della mente, solo "ciò che è" merita di essere amato. L’amore non è un risultato, ma il fondamento stesso dell’essere. Ovunque tu vada, trovi l’essere, la coscienza e l’amore. Per quale motivo e per cosa avere delle preferenze?" 

Per comprendere meglio, le implicazioni di quanto qui espresso occorre fare un passo indietro nel tempo, riportando l’attenzione all’alba formativa dell’Advaita Vedanta, la conoscenza non-duale della Realtà, espressa nelle porzioni terminali dei Veda (Vedanta) e nelle Upanishads. 


Ad esempio nel commento fatto sulla Taittirya Upanishad fatto da Shankaracharya, vissuto nel V secolo, viene detto: “Conoscenza ed ignoranza appartengono al reame di nome e forma; essi non sono gli attributi del Sé… Ed essi -nome e forma- vengono “immaginati” (sovraimposti) così come lo sono il giorno e la notte in riferimento al sole”.

La similitudine con il sole è qui molto appropriata. Dal punto di vista del sole non c’è né giorno né notte e ciononostante senza il riferimento al sole non vi può essere né giorno né notte. E’ solo dal punto di vista dell’osservazione dalla terra che giorno e notte hanno un significato e vengono sovrapposti al sole. Allo stesso modo nel puro Sé (l’assoluta Coscienza non-duale) non sussiste alcuna conoscenza né ignoranza. Queste sono rilevanti solo per l’intelligenza finita (la mente duale), ma ancora queste possono assumere un
significato solo se sovrapposte al Sé.

Il Sé, che è la Realtà Assoluta, ha la natura della Conoscenza Assoluta, non nel senso di una trasformazione mentale ma in quello di Consapevolezza incondizionata. Ed è questa stessa Consapevolezza che è alla base della conoscenza-ignoranza empirica, la stessa che produce il miraggio di nome e forma….

Paolo D’Arpini

L'uomo di conoscenza ed i "Succhi alchemici"

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“L’Uomo di Conoscenza (uomo o donna che sia), impegnato ed impeccabile,
osserva gli eventi, le situazioni, senza farsene prendere e coinvolgere più
di quel tanto; per lui nulla del quotidiano è importante o troppo
importante, se pur a tutto può prender parte …
… gioie, dolori, successi, insuccessi, non lo travolgono ..
… egli non ha famiglia, non ha patria, non ha ideologia, che lo
condizionino, se pur abbia delle preferenze e delle simpatie …
… ancor meno si assilla alla sua storia personale e sola autentica
relazione con gli altri è quella “follia controllata”, per cui recita
la sua parte, nel ruolo della società, così come la reciterebbe sulla
scena, e in effetti si tratta di recitarla sulla scena della vita. “

“Il buon attore sta bene attento a come si comporta quando recita e nella
interpretazione del personaggio che impersona non dimentica ovviamente sé
stesso, ragione per la quale è come sdoppiato.
Altrimenti si alienerebbe nel personaggio.
Orbene, nel quotidiano, sii attento a vivere le tue esperienze e a
comportarti come un attore consumato, nella presenza del Nume in te, pur
nell’anagrafico, nel biografico di quella “persona”, di quella maschera
che sei al secolo; ergo disidentificato da essa e identificato al dio in te,
al divino che incarni, e che al redde rationem o rendiconto è lo stesso Dio
in/di ognuno.

La situazione dell’Uomo di Conoscenza è certamente drammatica, per il
rischio della dissociazione mentale, epperò non c’è altra Via per salvare
dall’affogare nel quotidiano, nel profano, e morirvi, ciò che tale non è.
La morte del dio è la vera morte…”
- Da "Succhi alchemici" di Giammaria

L'immagine può contenere: persone in piedi e spazio all'aperto

Il karma genealogico... tra Jung ed Hamer


C. G. Jung ha dimostrato, attraverso le sue ricerche, che esiste una correlazione tra l’inconscio individuale e quello collettivo, una trasmissione psichica inconscia tre le generazioni che ora viene studiata dalla psicogenealogia, dalla programmazione neuro-linguistica, da alcuni neuro scienziati (che affermano che il motto “penso dunque sono” si può trasformare in “penso dunque siamo”) , dalla fisica quantistica (aspazialità.atemporalità-sincronicità) ecc.
Scrisse Jung nel suo libro “Ma vie”: “Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunanza di destino che mi lega ai miei antenati. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompleti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni, dai miei bisnonni e dai mei antenati. Mi sembra spesso che sia una famiglia, un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anch’io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto ai miei avi, domande alle quali non si era ancora trovata una risposta, o anche che dovevo risolvere o semplicemente approfondire dei problemi che le epoche anteriori lasciarono in sospeso.La psicoterapia non ha ancora tenuto abbastanza in conto queste circostanze:”
Un caso che mi ha molto colpita riguarda una giovane che, quindici anni anni fa, mi chiese informazioni sulle scoperte del dr. R. G. Hamer perchè desiderava capire la causa del suo tumore. Mi raccontò che il suo nome le era stato assegnato in ricordo di due parenti decedute anni prima della sua nascita, una cugina e una zia. La cugina si ammalò e morì giovane della stessa grave malattia che lei ebbe da adolescente e la zia si ammalò e morì a seguito del suo stesso tumore . Il fatto di essere sopravvisuta, si disse quasi miracolosamente, alla sua prima malattia l’aiutò a ben sperare anche nel caso della nuova diagnosi di tumore. Desiderava però conoscere le cause e l’evoluzione biologica del suo tumore che comprese poi attraverso le scoperte del dr. Hamer. Questo caso così particolare evidenzia come alcune scoperte possono aiutare la guarigione e la risposta ad alcune di quelle domande che, come sopra esposto, Jung aveva posto a seguito delle sue intuizioni.
Paola Botta Beltramo