Jahwè, Prete Gianni, Giano bifronte... matrici per un'unica entità


Affresco di Carlo Monopoli

Il perfezionamento dell'uomo è legato all'autoconoscenza, riconoscimento delle possibilità della natura umana. Ancora oggi quindi è più che mai valida l'antica formula del tempio di Delfi: "Conosci te stesso".

Lavorare su se stessi e cercare di comprendere il senso della nostra vita è in fondo arricchire di sapore il nostro nutrimento immaginativo. Il pericolo di far marcire quel "sale" e quel "lievito" di cui parla il Vangelo è scongiurato nella misura in cui ci si sa rinnovare e ciò significa indagare continuamente dentro di noi il mistero dell'essere. Per far questo occorre davvero un'opera tale "che il verme strisciante in terra formi l'angelica farfalla che vola alla giustizia senza schemi"
(1).


Costruire da dentro, anche in senso matematico, osservando, sperimentando e ragionando "e non soltanto pregare od adorare, [...] e costruire sopra fondamenta sicure e salde e non sopra credenze, pregiudizi ed illusioni"
(2) è oggi davvero più che mai indispensabile.

Anticamente, colui che così lavorava, forgiando in sé tale "opera", veniva detto "fabbro" e con questo termine veniva indicato un grado dell'iniziazione raggiunta.
Ricordiamo qui per inciso che il primo fabbro della Bibbia è Tubalkain
(3). Questo nome si scrive con le lettere TAW-VAV-BET-LAMED-QOF-IOD-NUN, valori numerici 400-6-2-30-100-10-50, totale 598, sintesi 22, ed è curioso notare che il prodotto 5 x 9 x 8 è 360. Vi è perciò nel nome del primo fabbro biblico una relazione precisa fra il 22 e il 360. Poiché però l'alfabeto ebraico è espressione del 22 tramite il numero delle sue lettere, e il cerchio lo è del 360 tramite i gradi dell'angolo giro, abbiamo, per estensione, una relazione fra valori numerici e valori geometrici.

Gli arnesi del fabbro, la squadra e il compasso - strumenti di misurazione associabili rispettivamente ai valori numerici della scrittura ebraica, detta quadrata, e ai suoi valori geometrici, che, come abbiamo visto, hanno a che fare con i 360 gradi del cerchio - sono dunque anche gli strumenti moderni dell'Io, cioè dell'iniziatore presente in noi come "Janitor" o come "prete Gianni" dei nuovi tempi.
La radice del nome "Gianni" è stata studiata come elemento portante ed armonizzatore fra varie religioni, mitologie e mistiche.

"Ianua" significa in latino "porta".
In ebraico

è il diminutivo di

il Nome dei nomi.

La porta e il Nome divino sono identificabili in un unico elemento: l'Io di Gesù di Nazaret, quando dice, nel Vangelo di Giovanni: "Io sono la porta".

"Porta" è in ebraico la parola "dalet", formata dalle lettere DALET, LAMED, TAW, in valori numerici 4-30-400, totale 434, l'esatto numero delle parole ebraiche che costituiscono il primo resoconto della creazione narrato nel primo libro della Bibbia, la Genesi, che è la "porta" da cui si entra nel testo biblico.

Si noti che la sintesi di 434 è 11, il cui VS si indirizza ai 66 libri canonici della Bibbia. Il VS di 11 è infatti 66, numero che abbiamo visto precedentemente collegato alla "creazione" (cap. 7 p. ) e che esprime, come valore numerico, molti altri concetti, che rientrano nell'idea di ciclicità:
11(11+1)
VS 11 = -------- = 66
2
Il simbolismo di "Giano" è, anche da 
questo punto di vista, altrettanto importante grazie ad un accostamento preciso con il Cristo.
Si trovano infatti pubblicazioni
(4) in cui Cristo è raffigurato esplicitamente sotto le sembianze di Giano. Sui monumenti romani, Giano appariva con la corona in testa e con scettro e chiave nelle mani, mostrando così che egli era il Re che apriva e chiudeva le epoche ed è per questo motivo che i Romani gli consacravano le porte delle case e delle città(5).

Ed anche il Cristo, "come l'antico Giano, porta lo scettro regale cui ha diritto in nome del Padre Celeste e dei suoi antenati di quaggiù; e con l'altra mano tiene la chiave dei segreti eterni, la chiave tinta del suo sangue che aprì all'umanità perduta la porta della vita"(6). Per questo, nella quarta grande antifona prima di Natale, "la liturgia sacra lo acclamava così: 'O Clavis David, et Sceptrum domus Israel!... Tu sei, o Cristo atteso, la chiave di David e lo Scettro della casa di Israele. Tu apri, e nessuno può chiudere; e quando chiudi, nessuno può aprire'..."(7).
Anche il nome latino "januarius", "gennaio", ha la stessa radice del nome "ianus" e la stessa importanza di "porta" dell'anno.

 Franco Toscani

Simbolo del Prete Gianni

Ciò appare ancora più evidente se si calcola il valore numerico complessivo relativo al Cristo. Se infatti, con lo stesso procedimento con cui abbiamo rilevato i valori geometrici della parola greca "Christós", ne calcoliamo i valori numerici, abbiamo un risultato sorprendente: le lettere stesse di "Christós", CAF-RESH-IOD-SAMEK-TET-VAV-SAMEK, dànno la somma numerica:
20+200+10+60+9+6+60 = 365,
numero dei giorni dell'anno ordinario.

"Christós" è dunque essenzialmente l'espressione del ciclo annuale e risponde così alle caratteristiche di "testimone fedele" del Libro della Formazione, là dove dice: "testimoni fidati: il mondo, l'anno e l'uomo" (cfr. capitolo precedente).
L'"Avvento", cioè la venuta di Gesù di Nazaret, risolve nella conoscenza dell'"Io sono" ogni monopolio di conoscenza misterica e nelle parole "Io sono la porta" va intesa la rivoluzione solare dell'anno.

Tali parole esprimono però anche un'altra rivoluzione, quella capace di conferire la forza di rovesciare le sedie dei venditori di colombe...(8).
Il Re del mondo viene infatti per instaurare una monarchia nuova in cui diviene essenziale vivere consapevolmente la realtà-regalità dell'Io.
Vi era, nel medioevo, un'espressione che riuniva in sé tutto questo significato di rivoluzione riguardante un nuovo concetto di autorità: a quell'epoca, si parlava spesso di una contrada misteriosa chiamata "Regno del prete Gianni". 

Si dice addirittura che Gengis-Kan abbia cercato di attaccare quel regno, ma che il prete Gianni lo abbia respinto, scatenando la folgore contro i suoi eserciti. I seguaci di Gianni erano chiamati, in Asia Centrale e particolarmente nella regione del Turkestan, "Mendayyeh di Yahia", che significa appunto "Discepoli di Gianni".

Gianni e il Nome di Dio, cioè Yahia e Yahwe, sono sostanzialmente porta dell'individualità, l'Io che in ogni uomo oggi si fa sentire come impulso naturale.


L'uomo antico, invece, parlava indicando se stesso in terza persona, esattamente come fanno i bambini (cfr. la nota 5 nel primo capitolo). L'infanzia dell'umanità e l'infanzia del singolo uomo sono, da questo punto di vista, similari.
Ora, se l'uomo antico diceva: "la mia anima è", il vero Re del mondo, cioè il Messia, dirà: "Io", "Io sono", "Io sono l'Alfa e l'Omega"
(9), una porta iniziatica nuova, che presuppone, nel novello "io", l'essenza della "via", della "verità" e della "vita".
Detto con altre parole, il prete Gianni, in quanto "Signore dei tempi" è lo Janitor, eterna presenza in ogni uomo del maestro, iniziatore e armonizzatore del dualismo fra inizio e fine, Alfa e Omega, partenza e traguardo del cammino vitale, in cui la verità dell'Io permane.

D'altra parte "initiatio" deriva da "in-ire", "entrare", che si ricollega pure al simbolismo della "porta". Secondo Cicerone, il nome di Giano ha infatti la stessa radice del verbo "ire", "andare"; questa radice, "i", si trova d'altronde, nella lingua sanscrita, con lo stesso senso del latino, ed ha fra i suoi derivati un termine molto simile a "Giano": "yana", che significa "via", "tao", nella tradizione estremo orientale.
In tal senso, i contenuti dell'iniziazione di Giano, cioè delle "dottrine" del "prete Gianni", sono riconducibili al 
presupposto essenziale del dualismo Yin-Yang, in cui gli aspetti del lato oscuro e del lato luminoso della natura, hanno nel "tao", il loro principio supremo. Essi comporterebbero allora la concezione della fondamentale bontà ed autosufficienza della natura umana, necessitante solamente di un processo di autocritica e di autorealizzazione per essere completa, cioè una concezione dell'uomo molto vicina alla filosofia confuciana secondo la sistematica esposizione elaborata da Mencio, primo grande filosofo del IV secolo a.C. della tradizione confuciana.

Vero "fabbro", vero "janitor" o iniziatore dell'"opera" è dunque l'Io umano, superatore di tale dualismo.
E' singolare, a questo proposito, che l'antica festa di "Ianus bifrons", "Giano bifronte", l'antica divinità latina dalle due facce, fosse celebrata a Roma dai "Collegia Fabrorum" ai due solstizi: i due volti del dio guardavano simbolicamente al passato e al futuro, rappresentati dalle due porte solstiziali, cioè da due periodi dell'anno: il primo, quando il Sole entra nel segno del Cancro, il secondo quando entra nel segno del Capricorno.

Di questi due segni dello zodiaco abbiamo rilevato la connessione con l'8, simbolo dell'infinito(10), ma che ora dovremmo anche chiamare: simbolo dell'iniziazione di Giano.
Ciò che sorprende è che il dio dell'iniziazione in realtà era proprio Giano, il quale "presiedeva i 'Collegia Fabrorum', depositari delle iniziazioni che, come in tutte le civiltà tradizionali, erano legate alla pratica dei mestieri"
(11).
Il "prete Gianni", Giano, e il Nome dei nomi, occupano oggi l'anima umana, tramite l'"Io sono", che solo al principio della nostra era poté veramente incarnarsi.


Ogni confessione religiosa, capace di rapportarsi consapevolmente oltre la sfera materiale delle cose, non può che chiamare la parola "Io" il "Nome dei nomi" o il "Nome impronunziabile di Dio". Nessuno infatti può pronunciare quella parola come si fa con le altre, richiamando cioè un oggetto.

Infatti la controparte oggettiva del concetto "Io" è in realtà un soggetto e ognuno lo può pronunciare solo per sé. E' il santuario nascosto dell'anima, in cui riesce ad entrare solo chi è fatto della medesima natura di questa.
Il Dio che abita nell'uomo - il cui nome, trasmesso a Mosè
(12) con le parole "Eié ascèr Eié": "Io sono l'Io sono", parla quando l'anima riconosce se stessa come Io.



"Eié ascèr Eié": "Io sono l'Io sono"

Se prendiamo ora i valori geometrici dei termini "Eié", 3-8-18-8, somma totale 37, ed "ascèr", 3-180-120, somma totale 303, e disponiamo numericamente nella sua estensione la formula di autopresentazione di Dio abbiamo:
(3 7) + (3 0 3) + (3 7).
"Eié + ascèr + Eié"
Con la somma delle cifre che compongono i tre risultati
(3+7) + (3+0+3) + (3+7)
otteniamo:
(10) + (6) + (10)
che sono i valori numerici delle lettere IOD-vav-IOD, con le quali si scrive la prima lettera dell'alfabeto ebraico, l'ALEF:

struttura dell'ALEF

L'Uno ebraico: , cioè l'ALEF, è strutturato dal 26 e si potrebbe dire composto da tanti "mattoni" quanti servono per strutturare il Nome dei Nomi , infatti:
10 + 6 + 10 = 26
esattamente come
10 + 5 + 6 + 5 = 26

Ciò spiega l'importanza del Monoteismo per il giudaismo, ma diventa anche oltremodo significativo se pensiamo al valore numerico 26 - calcolato nel capitolo precedente - del termine ebraico "atsmo", che traduce il pronome personale "Sé", che vogliamo intendere qui come parte superiore dell'Io umano.
Si noti altresì che le tre parole dell'auto-presentazione di Dio, cioè "Io sono l'Io sono" sono un insieme di undici lettere e poiché l'11 è un numero ciclico, potremmo dunque dire che anche l'"Io sono" rientra in una struttura di tipo ciclico.

In tale frase possiamo scorgere un altro importante nesso. Si tratta proprio del nesso con la sapienza di Colui che la pronuncia. Ciò appare evidente leggendo il 37, numero dell'"Io sono", da destra a sinistra al modo ebraico. Il 73 che ne risulta è infatti proprio il numero della "sapienza", "hakmah", che si scrive con le lettere CHET-KAF-MEM-HE, valori numerici, 8-20-40-5, somma totale 73.
Attraverso le parole dell'autopresentazione, l'"Io sono" ci rivela occultamente che Egli è Sapienza, una Sapienza il cui carattere trinitario può essere espresso matematicamente: questo numero(13) è infatti il solo di due cifre che, moltiplicato per la loro somma, da' un prodotto uguale alla somma dei loro cubi, cioè "valori elevati alla terza potenza".
Lo esprimiamo come segue:

37 x (3+7) = 33 + 73

L'iniziazione del "prete Gianni" o del dio Giano è dunque un'iniziazione all'Io sono. La Sapienza, che tale iniziazione comporta, conducendo alla consapevolezza del Sé, conduce alla "salvezza".

Se facciamo ora la somma dei valori numerici dell'autopresentazione una volta considerata da sinistra a destra e un'altra al contrario, abbiamo due risultati diversi che però hanno la medesima sintesi numerica 17:

37+303+37=377
73+303+73=449
3+7+7 = 17 4+4+9 = 17
E da qui possiamo vedere come il 449 sia in relazione con il numero 144, numero delle migliaia dei "salvati"(14):
4 x 4 x 9 = 144

Si noti oltretutto la seguente relazione fra il 73 e il 144: il prodotto dei quadrati delle cifre 7 e 3 è 441, cioè il 144 letto da destra a sinistra secondo il modo ebraico:
72 x 32 = 49 x 9 = 441

Considerando ora la Bibbia nel suo insieme di libri canonici e deuterocanonici, in tutto 73 come abbiamo visto nel quarto capitolo, possiamo ora renderci conto da un altro punto di vista di come il 73 - inteso come "libro della salvezza" - sia collegato appunto con il numero dei salvati, cioè di coloro che seguirono, si potrebbe dire, il "sentiero" del 73. Ritorneremo ancora sul tale "sentiero" più avanti.
Poiché quanto viene qui prospettato come iniziazione del "prete Gianni" o di Giano o dell'Io, potrebbe facilmente far sorgere il malinteso che in tale visuale l'individualità umana sia considerata una cosa sola con Dio, vorremmo puntualizzare che per noi l'Io umano è della stessa natura ed essenza di quella divina, ma nel modo in cui la goccia d'acqua lo è rispetto al mare.
Ogni uomo ha pertanto la facoltà di trovare il divino partendo proprio da se stesso(15), operando in tal modo la vera rivoluzione del nuovo tempo e aprendo così la porta al terzo millennio e al suo specifico impulso acquariano, identificabile nella parola-chiave "Io so". Per questo motivo, il secolo futuro non potrà che essere un periodo di anelito alla gnosi, alla conoscenza(16).

A cura di Nereo Villa







(1) A. Reghini, "I numeri sacri", Ed. Ignis, p.124.(2) ibid.(3) Genesi, 4,22. (4) "Regnabit", maggio 1925: Un ancien emblème du mois de janvier, Charbonneau Lassay, cit. di R: Guénon in "Simboli della scienza sacra", Ed. Adelphi, p. 117.(5) ibid. p.118.(6) ibid. (7) ibid. p. 118, n. 3: Breviario Romano, Uffizio del 20 dicembre. (8) Matteo 21,12; Marco 11,15; Luca 19,45; Giovanni 2, 14-15.(9) Apocalisse 1,8; 21,6; 22,13.(10) Anche la natura ci fornisce, se la sappiamo osservare, eccezionali spunti di riflessione e indagine per il rilevamento delle connessioni fra la vita terrena e celeste: se pensiamo al giglio - fiore di cui abbiamo ampiamente trattato per la sua ricchezza di significati - possiamo constatare che fiorisce nel mese di giugno, quando si entra cioè nel segno del Cancro. Siccome sappiamo il giglio avere a che fare con il numero 6 (6 sono i petali e 6 sono gli stami) e con il numero 8 - sintesi di 26, (2+6=8) numero ricavato dal termine ebraico per giglio "havatsèlet" - forse non è un caso che fiorisca proprio nel 6° mese dell'anno sotto il segno del Cancro, la cui lettera zodiacale è la ottava dell'alfabeto ebraico, la CHET, che ha valore numerico 8. (11) R. Guénon "Simboli della scienza sacra", Ed. Adelphi, p.213.(12) Esodo, capitolo 3, versetti 13-16.(13) Sempre indagando a proposito del giglio si può scoprire il numero 37, calcolando sia la somma dei suoi VS numerici che quella dei suoi VS geometrici. I Valori Segreti (numerici e geometrici) di CHET-BET-TZADE-LAMED-TAW, lettere di "havatsèlet", il giglio, sono rispettivamente: 36-3-4095-465-80200, somma totale 84799, sintesi 37, e: 78-10-2628-300-64980, somma totale 67996, sintesi 37. E' abbastanza singolare e raro che le due sintesi coincidano, nonostante provengano da due diversi sistemi di calcolo. Volendo poi ulteriormente sintetizzare questo risultato, otteniamo il 10 (3+7=10) e ancora l'Uno (1+0=1). Rimandando al Cap. VII dove abbiamo visto "havatsèlet" anche come 26, possiamo vedere come, anche da questo punto di vista, il 26 sia metamorfosi dell'Uno. (14) Apocalisse, 7,4; 14,1.
(15) Cfr. R. Steiner "La scienza occulta", Ed. Antroposofica, p. 55 e 56.(16) Gnosi, simbolica di Saturno e conoscenza iniziatica del "Prete Gianni", sono in realtà tre diverse espressioni per una medesima realtà, riguardante l'autocoscienza e propiziata già dal tempo dei misteri di Delfo tramite le parole "Conosci te stesso". Infatti, Oannes, cioè Giovanni (= il Prete Gianni) di cui narra Berosso, sacerdote di Bel nelle sue Storie babilonesi, non è altro che Ea, Saturno. Da questo punto di vista, l'attesissimo 'Redentore' può essere identificato con Saturno, pianeta della conoscenza e del massimo raggiungimento possibile del conoscere umano: il Sé spirituale. (Cfr. Santillana-Dechend, "Il mulino di Amleto", Ed. Adelphi, p. 472). Ora, si può rilevare anche la seguente coincidenza numerica: il numero delle lettere della formula dell'"Io sono": "Eié ascèr Eié" è 11, proprio come quello della sintesi del nome "Sabbathai", "Saturno", in lettere SHIN, BET, TAV, ALEF, IOD, dunque 300-2-400-1-10, totale 713, sintesi 11.


Fonte: http://digilander.libero.it/VNereo/ilprete.htm

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